martedì 10 giugno 2014

Il fenomeno del Niño

Quando si parla di El Niño, la mente corre subito alle gravi ripercussioni che il fenomeno ha sulla pesca, a ridosso delle coste Sudamericane del Pacifico, là dove è diventato sinonimo stesso di carestia. Conoscere i meccanismi di formazione de El Niño: è questa la finalità divulgativa che anima l’analisi del fenomeno condotta  da Alfio Giuffrida. Anche perchè quest’anno potrebbero verificarsi, come nel 2010, nel 1997 e nel 1982, i funesti effetti del fenomeno del Niño.

Il libro è in formato e-book, costa solo 0.98 euro e presto ci sarà la settimana gratis.     

Ma come si fa a leggere un libro digitale: per chi ha un PC, un tablet o uno smartphone (e chi non ne ha almeno uno??) tutto è facile! Basta scrivere su Google (su PC), o su Play Store (Tablet o Smartphone), o su un altro motore di ricerca, la parola magica “Kindle” (è il metodo più diffuso, quello commercializzato da Amazon, ma ce ne sono anche altri) e scaricare (è GRATIS, basta cliccare su “download”). Aspettare un paio di minuti, finchè non compare la scritta “download completato” e poi cliccare su “apri”. Il programma vi collegherà ad una “libreria” in rete, dove troverete tutti i testi cartacei che già conoscete, più molti altri: gli stessi libri in formato digitale, o e-book, come sono detti dai giovani. Si riconoscono subito perchè .... hanno un prezzo molto inferiore ai corrispondenti cartacei.

Per acquistare un libro in rete occorre disporre di un bancomat (e chi non ce l’ha al giorno d’oggi), quello stesso che usiamo al supermercato per fare la spesa. Occorre registrarsi (scrivere negli appositi spazi che vi compariranno sul display le vostre generalità e il numero del bancomat), questa operazione è più sicura di quando il bancomat viene passato nel lettore elettronico del supermercato o di uno sportello automatico (che non conoscete e non sapete se qualcuno, la notte precedente, lo ha manomesso per leggere i vostri dati sensibili, mentre il vostro PC lo avete a casa e non lo ha manomesso nessuno). Ciò fatto l’e-book vi arriverà in pochi secondi sul dispositivo (PC, tablet o smartphone che avete indicato) e potete leggerlo subito.

E le volte successive? Tutto è ancora più facile, basta collegarsi al sito http://www.amazon.it/ , selezionare il settore “libri” (volendo potreste comprare anche altre cose, Amazon vende di tutto, dai vestiti agli orologi), scegliere quello che vi piace e acquistarlo.

Se scegliete un libro cartaceo, il prezzo è più alto (ma in genere è scontato rispetto al prezzo della libreria) e occorre aggiungere le spese di spedizione postale.

Se scegliete un e-book (ormai la scelta è più ampia sugli e-book che sui cartacei, in quanto pressappoco tutti i libri su carta si vendono anche come e-book, mentre alcuni libri si trovano solo in formato elettronico, perchè è più economico), vi arriva immediatamente e senza costi aggiuntivi. In entrambi i casi, non occorre scrivere di nuovo i dati del bancomat, perchè il sistema li conserva (nel rispetto delle norme sulla sicurezza dei dati e della privacy).

E vi dirò di più: leggerli in digitale è più comodo! Innanzi tutto li avete sempre dietro (il cellulare lo avete sempre con voi, mentre il libro dovete ricordarvi di portarvelo dietro e inoltre ... dove lo mettete se poi dovete andare in giro?). Gli e-book dispongono di comodi segnalibri elettronici, per cui sapete sempre dove siete arrivati. Potete allargare i caratteri come volete, per cui, a volte, potete leggerli anche senza occhiali, inoltre, se contengono delle figure, cliccandoci sopra queste si ingrandiscono e potete esaminarle nei dettagli (i bambini lo fanno per gioco, ma così imparano ad aprire e chiudere un “programma” o una “finestra” negli ormai indispensabili PC).

Dunque, che aspettate? Provate a scegliere uno dei libri che compaiono in questo link http://t.co/L1oZOWLK  (oppure scrivete: “Alfio Giuffrida” nella casella di ricerca del sito Amazon) e poi ditemi se vi ho consigliato bene oppure no!

mercoledì 4 giugno 2014

Cinque modi di leggere Smart


Leggere chiaro

Leggere al bar

Leggere comodo

Leggere se stessi

Leggere le figure (e ingrandirle a piacere)

lunedì 2 giugno 2014

Leggere un libro o un e-book?

Il mondo è in rapidissima evoluzione ed anche l'editoria cambia: diventa elettronica. Sicuramente l’editoria tradizionale (su carta) è in profonda crisi, mentre quella elettronica è uno dei pochi settori in crescita. Ma come facciamo ad orientarci? Cos’è un e-book? È uguale ad un epub? E un kindle?

Partiamo dal più diffuso (finora) di questi sistemi) il KINDLE commercializzato dalla Amazon. Come si fa a leggere un libro digitale: per chi ha un PC, un tablet o uno smartphone (e chi non ne ha almeno uno??) tutto è facile! Basta scrivere su Google (o altro motore di ricerca) la parola magica “Kindle” e scaricare (è GRATIS, basta cliccare su “download”). Aspettare un paio di minuti, finchè non compare la scritta “download completato” e poi cliccare su “apri”. Il programma vi collegherà ad una “libreria” in rete, dove troverete tutti i testi cartacei che già conoscete, più molti altri: gli stessi libri in formato digitale, o e-book, come sono detti dai giovani. Si riconoscono subito perchè .... hanno un prezzo molto inferiore ai corrispondenti cartacei. Per acquistare un libro in rete occorre disporre di un bancomat (e chi non ce l’ha al giorno d’oggi), quello stesso che usiamo al supermercato per fare la spesa. Occorre registrarsi (scrivere negli appositi spazi che vi compariranno sul display le vostre generalità e il numero del bancomat), questa operazione è più sicura di quando il bancomat viene passato nel lettore elettronico del supermercato o di uno sportello automatico (che non conoscete e non sapete se qualcuno, la notte precedente, lo ha manomesso per leggere i vostri dati sensibili, mentre il vostro PC lo avete a casa e non lo ha manomesso nessuno). Ciò fatto l’e-book vi arriverà in pochi secondi sul dispositivo (PC, tablet o smartphone che avete indicato) e potete leggerlo subito. E le volte successive? Tutto è ancora più facile, basta collegarsi al sito http://www.amazon.it/ , selezionare il settore “libri” (volendo potreste comprare anche altre cose, Amazon vende di tutto, dai vestiti agli orologi), scegliere quello che vi piace e acquistarlo.
Se scegliete un libro cartaceo, il prezzo è più alto (ma in genere è scontato rispetto al prezzo della libreria) e occorre aggiungere le spese di spedizione postale.

Se scegliete un e-book (ormai la scelta è più ampia sugli e-book che sui cartacei, in quanto pressappoco tutti i libri su carta si vendono anche come e-book, mentre alcuni libri si trovano solo in formato elettronico, perchè è più economico), vi arriva immediatamente e senza costi aggiuntivi. In entrambi i casi, non occorre scrivere di nuovo i dati del bancomat, perchè il sistema li conserva (nel rispetto delle norme sulla sicurezza dei dati e della privacy). E vi dirò di più: leggerli in digitale è più comodo! Innanzi tutto li avete sempre dietro (il cellulare lo avete sempre con voi, mentre il libro dovete ricordarvi di portarvelo dietro e inoltre ... dove lo mettete se poi dovete andare in giro?). Gli e-book dispongono di comodi segnalibri elettronici, per cui sapete sempre dove siete arrivati. Potete allargare i caratteri come volete, per cui, a volte, potete leggerli anche senza occhiali, inoltre, se contengono delle figure, cliccandoci sopra queste si ingrandiscono e potete esaminarle nei dettagli (i bambini lo fanno per gioco, ma così imparano ad aprire e chiudere un “programma” o una “finestra” negli ormai indispensabili PC). Dunque, che aspettate? Provate a scegliere uno dei libri che compaiono in questo link http://t.co/L1oZOWLK (oppure scrivete: “Alfio Giuffrida” nella casella di ricerca del sito Amazon) e poi ditemi se vi ho consigliato bene oppure no!

mercoledì 23 aprile 2014

Sciamanesimo - La via degli Energizzatori

sito web Per gentile concessione di Nirava Dainotto, guida nel mondo del training neosciamanico.
Nirava interviene nel forum di questo sito per ulteriori dettagli sullo sciamanesimo.
RITI DI PASSAGGIO - Il viaggio attraverso le inevitabili tappe della vita –  (http://www.nirava.org/ )
 

Con Nirava Dainotto:  Tutto l’universo è danza d’energia, secondo le antiche filosofie orientali come secondo la moderna fisica quantistica.    La Danza di Shiva crea il mondo, la danza delle particelle subatomiche dà sostanza alla realtà.     Nella danza dell’universo passiamo dall’essenza alla forma visibile, dalla potenza all’atto, dal Vuoto a Maya, l’Illusione creativa che diventa reale.

“Trance” deriva dal latino transire ossia passare oltre, attraverso.
La Trance Dance, la Danza della trance, è dunque il modo per sperimentare tutto questo: diventare davvero quello che si è, spirito e materia al 100 per cento allo stesso momento, coscienza pura ed espansa che si esprime attraverso il corpo e i suoi ritmi. È anche il più antico rituale al mondo: danzare al suono del tamburo e degli strumenti sacri è riprodurre nel corpo, nella mente e nell’anima il moto originario del mondo.

È una trasformazione completa, è la liberazione dai limiti che ci siamo autoimposti credendoci solo un ego separato, è rientrare nel flusso, andare oltre i confini imposti dai cinque sensi e ricollegarsi ad una dimensione della quale spesso avvertiamo l’esistenza ma che nello stato ordinario di veglia non riusciamo a percepire. La Trance Dance è una pratica antica di oltre 40.000 anni che oggi viene rivissuta nella forma adatta ai nostri tempi grazie al lavoro degli Energizzatori, che l’hanno ripresa e condotta nella nostra vita quotidiana per renderla una fonte di energia e vitalità.  Nel rituale della Trance Dance ci si riconnette alla Madre Terra e alle forze della natura, alla propria passione, alla propria parte creativa, magica ed espressiva. Il danzatore scompare per diventare la danza stessa ed aprirsi all’intuizione, alla consapevolezza, all’integrità e alla presenza, in uno spazio sacro che riflette la propria realtà interiore.

Nel seminario si compie un viaggio di preparazione alla Trance Dance con l’utilizzo di diverse e potenti pratiche: gli schemi di respirazione conscia, il suono delle percussioni, il canto, le posture di potere sciamanico, si vive l’incontro con il proprio Bambino Magico, con gli Animali-guida, con le proprie radici più profonde e con le proprie ali.

Le percezioni si aprono alla multidimensionalità che ci pervade. Si risveglia la propria energia vitale rompendo quelle barriere che limitano la nostra libera espressione e la nostra creatività. Si stabilisce un contatto più profondo con se stessi.

Questo seminario introduttivo sulla trance dance, aperto a tutti,  è una delle tappe de “La via degli Energizzatori”  percorso di  crescita interiore per un approccio spirituale alla vita e Percorso di Specializzazione accreditato Sicool – Società Italiana counselor e operatore olistico.

venerdì 14 marzo 2014

“La danza dello sciamano” – I divorziati e il matrimonio

sito web web È un brano del libro: “La danza dello sciamano” di Alfio Giuffrida
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com / ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo. “I divorziati e il matrimonio”.

 «Infine, visto che Sua Eminenza me lo ha chiesto, devo confessare che ci sono alcune regole, dettate dal Clero e non da Cristo, che non capisco e non condivido!

 
Ad esempio una cosa che non mi và giù sono le regole del perdono, così come sono state formulate, almeno per quanto ne abbia capito io.  
Voi dite che un delinquente, uno che ha ammazzato la moglie o qualcun altro, se si pente, può ottenere il perdono in confessione e tornare ad entrare in chiesa e ricevere la comunione senza alcun problema.
Ma come fate voi a sapere se quel pentimento è stato sincero oppure no? Se al processo è stato assolto solo perché ha saputo trovarsi dei buoni avvocati o peggio, perché ha corrotto i giudici? Se quel tizio ha mentito anche al confessore?

Al contrario io che sono separato, ufficialmente non potrei neanche entrare in chiesa e ricevere i sacramenti. Ma allora, secondo voi, che cosa avrei dovuto fare io con mia moglie, visto che non riuscivo più ad andare d’accordo con lei? Forse se l’avessi ammazzata e poi mi fossi pentito in confessione, adesso potrei di nuovo sposarmi in chiesa con tutti i sacramenti?».

La voce di Luca si era fatta forte ed agitata. Parlava, o straparlava, in modo alterato. Era evidente che quel problema gli stava molto a cuore, che gli avrebbe fatto piacere regolarizzare la sua posizione con Lucia e che avrebbe voluto farlo in modo solenne, in chiesa con tutti i sacramenti.
        Adelmo capiva la rabbia di Luca. Lui lo conosceva da quando era giovane ed era stato al suo fianco anche nel periodo buio in cui si era separato dalla moglie. Sapeva bene a cosa alludeva il siciliano pronunciando quelle parole con rabbia e con risentimento.

Allora scosse la testa, prese una mano di Luca, la strinse tra le sue e stava per iniziare il suo lungo discorso, quando ……. 

lunedì 10 marzo 2014

Terremoti: E se fosse il Big One?

web Nove marzo 2014: terremoto di magnitudo 6.9, localizzato al largo delle coste californiane. La notizia è di quelle che fanno drizzare subito le orecchie, non tanto per la potenza dell’evento: 6.9 della scala Richter, che già è un valore molto elevato, quanto per il luogo in cui è avvenuto: in California! Sulla costa occidentale degli Stati Uniti corre la infatti la famosa: “faglia di Sant’Andrea”, per cui, quando accade un terremoto in quella zona, tutti pensiamo subito al “Big One” ed abbiamo paura.

 
Al giorno d’oggi molti film sono focalizzati su degli eventi catastrofici, naturali o causati da qualche ipotetica popolazione aliena, che potrebbero avvenire in un futuro abbastanza prossimo  e distruggere il nostra bella Terra. Ma finchè si parla di fantascienza, alla fine del film possiamo tirare un grosso sospiro di sollievo e dire tra noi: “ma perché ce la stiamo a tirare?”.

Mentre il  “Big One” è tutta un’altra cosa! Questo è un evento scientificamente previsto da parecchio tempo! Per cui è normale che ci faccia tanta paura.
La crosta terrestre, pur se costituita da rocce molto dure, è formata dall’unione di numerose “zolle”, ognuna vasta quanto un continente, separate tra loro e con la possibilità di scorrere lentamente le une verso le altre. Ciò a causa delle enormi quantità di energia generate dalla forza centrifuga, dovuta al movimento di rotazione della Terra stessa. Entrano anche in gioco le reazioni chimiche che avvengono nel nucleo terrestre, che si trova in uno stato fluido a causa della sua altissima temperature, dell’ordine di qualche migliaio di gradi, per cui le forze in gioco sono enormi ed è assolutamente impossibile prevedere il giorno e il luogo esatto dove esse scateneranno i loro effetti.

Le zone che separano una zolla dall’altra, sono soggette a delle “faglie”, ossia delle linee di frattura in cui le due zolle adiacenti scorrono orizzontalmente o tendono a sovrapporsi una sull’altra.
La più nota tra queste faglie è quella detta di “Sant'Andrea”, che si estende per oltre 1300 km attraverso la California, tra la placca nordamericana e la placca pacifica. Essa è famosa per i devastanti terremoti che si sono verificati nelle sue immediate vicinanze. Ne sono esempi recenti il terremoto di Fort Tejon (poco a nord di Los Angeles) nel 1857, di magnitudo 8, e il terremoto di San Francisco, nel 1906, di magnitudo 8,3.

La faglia fu individuata per la prima volta nel 1895 da Andrew Lawson, professore di Geologia dell'Università di Berkeley, che la chiamò così perché partiva da un piccolo lago, la Laguna de San Andreas, situato su una valle formata proprio dalla faglia a sud di San Francisco. Dopo il terremoto di San Francisco, Lawson scoprì anche che la faglia di Sant'Andrea è estesa in particolare nella California meridionale.

The Big One ("quello grosso", come viene chiamato negli Usa) è il nome dato ad un possibile futuro terremoto che potrebbe essere uno dei più potenti mai verificatisi negli Stati Uniti, sicuramente superiore al settimo grado della Scala Richter, ma probabilmente di potenza ben più elevata.

Questo terremoto potrebbe scatenarsi come conseguenza dell'elevato accumulo di energia nella faglia e determinerebbe il distacco dalla terraferma di una enorme striscia di territorio che inizia con la penisola di California, continua sul “Salton Sea”, passa a ridosso della vasta area metropolitana di Los Angeles, attraversa la cittadina di Parkfield, che è uno dei luoghi più monitorati per lo studio dei terremoti e si conclude nella baia di San Francisco. Nella evenienza in cui si verificasse questo terremoto, entrambi queste due metropoli sarebbero messe in forte pericolo dal Big One.
Alcuni studi realizzati nel 2005 affermano che le probabilità che il Big One colpisca la California entro 30 anni a partire dalla data dello studio sono molto alte.

Altre notizie di interesse scientifico si possono trovare sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/

 

domenica 9 marzo 2014

Quando cade un aereo

sito web web Ogni volta che cade un aereo, subito si pensa ad uno di questi due fattori: la meteorologia, che nonostante la tecnologia avanzata dei moderni aerei è sempre in grado di mettere in difficoltà qualsiasi tipo di velivolo; e il terrorismo, la nuova arma, più pericolosa e temuta della bomba atomica. Quanto al problema scientifico, si è parlato più volte, in questo stesso blog o, più in generale, su sito http://www.alfiogiuffrida.com/ , della esperienza di una riattaccata. Ma al sottoscritto una volta, è capitato un evento ben più grave: entrare con l’aereo in un cumulonembo. Vi assicuro che l’esperienza è una di quelle che lasciano il segno.

 
Quanto al terrorismo, appena se ne parla pensiamo subito all’undici settembre 2001 e ciò che è accaduto a New York. Quella è stata una giornata che ha segnato una svolta nella storia dell’umanità! A New York il cielo era sereno, un azzurro che invitava tutti a stare tranquilli, a sentirsi sereni. Nulla avrebbe fatto presagire la catastrofe che si sarebbe scatenata alle ore 8.46 locali. Ma forse questo cielo sereno era uno degli elementi necessari a realizzare quello che è stato senz’altro il più grave attentato di tutti i tempi.

Sicuramente ai piloti attentatori, visto che non erano dei professionisti e quindi, almeno in parte, dovevano “volare a vista”, serviva che la visibilità fosse ottima.

Ma forse quella giornata di cielo sereno era stata scelta anche per un altro motivo. Nella mente malata dell’ideatore era già presente quell’immagine della Statua della Libertà, simbolo degli Stati Uniti d’America come difensori della libertà nel mondo, offuscata dal fumo nero delle Twin Towers, simbolo della potenza economica dello Stato più industrializzato del mondo. Cosa sarebbe accaduto se quel giorno fosse stato molto nuvoloso o New York fosse stata sotto l’azione di un violento temporale? Sicuramente i morti ci sarebbero stati lo stesso, ma lo spettacolo che Bin Laden voleva dare al mondo, dell’America in fiamme, sarebbe stata poco visibile.

Se l’attentato fosse avvenuto al centro di un banco di nebbia, nessuno avrebbe visto con chiarezza il secondo aereo che penetrava nella Torre Sud come se fosse un coltello che affonda nel burro.

Il giorno 10 e il 14 a New York, nella stazione posta sulla 5° Avenue, pioveva, come si può vedere dal bollettino meteorologico del mese di settembre 2001 (tratto dal sito:  http://www.noaa.gov/) , ma il giorno 11 era sereno.

Chissà se lo “sceicco della morte” abbia tenuto conto di questo fattore e il giorno 11, se fosse stato piovoso, avrebbe addirittura rimandato l’attentato ad un altro giorno? Forse tanti eventi non si sarebbero verificati, se in quella data il cielo fosse stato coperto e le torri poco visibili? Questo di certo non lo sapremo mai! Possiamo solamente farci un’idea, ma sarebbe solo la nostra, chiunque potrebbe dire che abbiamo ragione oppure torto. Nessuno potrebbe legare con certezza gli eventi meteorologici con i fatti di guerra o gli attentati.

Eppure, la meteorologia è nata proprio per un fatto di guerra.

Nel 1854, già molti scienziati avevano proposto dei metodi per fare delle previsioni meteorologiche, anche solo di uno o due giorni. Alcuni governi dei maggiori Stati avevano anche individuato delle iniziative di cooperazione internazionale per soddisfare la principale esigenza, prospettata dagli scienziati, per poter fare delle “previsioni del tempo”: quella di raccogliere in un solo ufficio, in tempi brevissimi, i dati di osservazione su una superficie vasta quanto l’intera Europa. I mezzi tecnici erano già resi possibili dall’invenzione del telegrafo, mancava solo la volontà politica.

A quel tempo era in corso la Guerra di Crimea tra l'Impero Russo da un lato e l'Impero Ottomano con i suoi alleati (Regno Unito, Francia e Regno di Sardegna) dall’altra.

Il 14 novembre 1854, una violenta tempesta nel Mar Nero causò danni ingentissimi alla flotta anglo-francese intervenuta a fianco dei Turchi. Quel giorno andarono perdute trentotto navi e tre vascelli per cause meteorologiche, mentre i morti furono circa 400. La flotta russa non aveva mai inflitto agli alleati una disfatta così dura, come invece aveva fatto una “semplice” tempesta. In quella occasione l’astronomo francese Jean Joseph Le Verrier  dimostrò al suo governo che quell’evento sarebbe stato prevedibile.

Meno di un anno dopo, il 16 febbraio del 1855, nacque il Servizio Meteorologico Francese, seguito, in brevissimo tempo, dalla nascita dei vari “Servizi” in  tutti gli altri Stati.

Quella, tuttavia, non fu la sola occasione in cui si dovette tener conto della meteorologia nella preparazione di particolari eventi bellici. I giapponesi ne tennero conto quando dovettero radunare una immensa flotta per l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941. Come punto di raccolta essi scelsero una zona di mare, davanti alle Isole Curili, dove le condizioni atmosferiche erano tali da celare alla vista da terra anche un raggruppamento di navi così imponente come la flotta d’attacco.

Parimenti per lo sbarco in Normandia, appena concluse le operazioni preliminari il 31 maggio, si era scelta la data del 4 giugno 1941. Tuttavia si dovette rimandare al 6 in base alle previsioni meteorologiche, che davano condizioni di mare molto mosso (vedi foto). Purtroppo non si potette aspettare oltre in quanto, a partire dal giorno 7, l’alta marea avrebbe nascosto gli ordigni, posti dai tedeschi sulla riva, per fare esplodere i mezzi di sbarco. In quella occasione sembra tuttavia che non si aspettò abbastanza, il grandissimo numero di vittime che si ebbero sulla spiaggia denominata  Omaha, fu dovuto al fatto che i carri armati Sherman anfibi non riuscirono ad arrivare a riva, a causa degli urti delle onde del mare ancora troppo mosso.

martedì 4 marzo 2014

“Chicco e il Cane” – Amore o convivenza?

sito web web È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line:  http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=alfio+giuffrida 
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/   ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

 
 Qualche minuto dopo la madre di Susanna fu svegliata di soprassalto dal suo sonno agitato. Aveva sentito qualcosa come uno sparo, ma non era riuscita a capire se ciò era avvenuto in un sogno o nella realtà. Si girò nel letto e con la mano cercò il marito, vide che non c’era per cui si alzò e andò a cercarlo in cucina, poi nel bagno. Un brivido di freddo attraversò il suo corpo, paralizzandole la schiena e le gambe.
Nella casa il silenzio era profondo, chiamò più volte il marito ma non ottenne nessuna risposta, il suo cuore cominciò a battere più forte e lei cominciò ad essere pervasa dalla paura e da uno strano presentimento. I suoi passi divennero lenti e pesanti,  riuscì a muoversi solo con grande sforzo. Continuava a chiamare il marito balbettando, le gambe le tremavano e camminava appoggiandosi con le mani alle pareti, tremando come una foglia.
Andò anzitutto nella stanza che era stata di Susanna prima che si sposasse, pensava che il marito fosse andato lì per ragionare in pace sulle parole che aveva detto la figlia. Aprì la porta e lo chiamò per nome, accese la luce e vide che la stanza era in ordine, ma non c’era nessuno. Una folata di vento entrata dalla finestra socchiusa fece muovere la tenda e lei gridò il nome della figlia, ma nessuno rispose. La vecchia si guardò intorno come intontita, non sapeva che cosa fare o a chi rivolgersi.
Camminando lentamente si diresse verso lo studio, lo trovò chiuso e cercò più volte, inutilmente, di girare la maniglia della grande porta a vetri. Vide che dentro c’era una luce accesa, chiamò il marito ma, come le altre volte, non rispose nessuno. Pensò al brusco rumore che aveva udito e cercò di convincersi che non poteva essere quello di uno sparo, forse era stata una bottiglia che era caduta e si era rotta oppure lo scoppio di un petardo avvenuto per strada.
Aveva una grande paura ad aprire quella porta, ma non c’erano dubbi che suo marito fosse lì dentro. Cercò di illudersi che fosse andato in studio per qualche ragione e poi si fosse addormentato. Lo chiamò con voce dolce e spaventata, come per svegliarlo dolcemente da un sonno irreale: «Luca? Sei in studio? … Che fai, stai bene?». Ma il suo richiamo non ottenne alcuna risposta e lei cominciò a preoccuparsi ancora di più.
Era atterrita che potesse essergli accaduto qualcosa di grave, ma si rifiutava di credere a ciò che poteva essere la cosa più evidente. Del resto lei sapeva bene che il marito aveva una pistola nel suo studio, più un cimelio storico che un’arma di difesa, della quale andava fiero quando ne parlava con gli amici. Ma era pur sempre un’arma, che poteva sparare ed uccidere qualcuno, producendo un rumore del tutto simile a quello che lei aveva udito nel suo letto freddo.
Ma lei si rifiutava di accettare quel pensiero, era assurdo che fosse accaduto qualcosa del genere. Suo marito era perfetto, non aveva potuto commettere una azione del genere.

Cercò di capire quale poteva essere stata la ragione per cui lui si fosse chiuso a chiave, immaginò che aveva fatto quel gesto perché voleva restare solo e non essere disturbato mentre telefonava alla figlia, per discutere con lei, in piena notte, di quelle atroci parole che lei gli aveva riversato addosso la sera prima.
Pensò tuttavia che, probabilmente, era accaduto qualcosa di imprevisto  e questo aggravò la sua ansia, che a poco a poco si trasformò in terrore. Con le mani tremanti si appoggiò di nuovo alle pareti e si diresse in camera da letto dove c’era la chiave di riserva della porta dello studio, nel cassetto del grande comò.
Aprì il primo cassetto, quello dove c’erano le camice del marito. Le guardò con affetto, o forse con amore, non era sicura di ciò, lei non si era mai chiesta che differenza ci fosse fra i due sentimenti. Erano più di trent’anni che viveva assieme a quell’uomo che aveva sempre rispettato e venerato, con il quale aveva condiviso i momenti più belli del fidanzamento, poi quelli maturi dei primi successi nel suo lavoro e i primi screzi nella sua carriera, a causa delle sue prese di posizione verso i colleghi.

Rivisse il suo matrimonio e la nascita della figlia, momenti belli ed indimenticabili, anche se non vi era mai stata una occasione che lei aveva vissuto da protagonista, era sempre stata l’ombra del suo uomo. Anche quando erano arrivati gli anni tristi, in cui lui aveva perso gli amici ed era diventato burbero ed autoritario, lei era rimasta fedele al suo fianco, dandogli sempre ragione su tutto ciò che lui diceva.
Ma non si era mai posta la domanda se questo fosse amore o solo affetto. Non aveva mai indagato se il suo fosse un istinto profondo di coinvolgimento e dedizione che l’avesse legata a lui come la vera ed insostituibile compagna della sua vita, oppure fosse solo un umile stato di servilismo verso un uomo e una mente che le avevano assicurato una vita agiata e aveva colmato ogni suo bisogno con fatti e consigli, anche quelli che lei non aveva richiesto.

Eppure quella sua famiglia, che sembrava tanto unita, lei l’aveva vissuto solo dall’esterno, senza mai parteciparvi appieno. Ma lei non si era mai chiesta se ciò fosse giusto o no, anche perché si accorgeva che quella situazione non era solo lei a viverla, la maggior parte delle sue amiche vivevano una vita simile alla sua: ricca di esteriorità e povera di sentimenti.
Ma questa riflessione balenò solo un attimo nella sua mente, in quel momento, effettivamente, aveva ben altro a cui pensare. Prese la chiave e tornò allo studio, lasciando le luci accese in ogni stanza che aveva percorso. Le mani le tremavano forte e ci volle un po’ di tempo prima che riuscisse a far entrare la chiave nella toppa e girarla, ma alla fine ci riuscì. La scena che si presentò ai suoi occhi fu agghiacciante.

La poca luce illuminava il corpo del marito, riverso sulla scrivania, come se stesse dormendo, tuttavia non c’era alcun disordine nel resto della stanza semibuia. Si avvicinò in silenzio e lo scosse dalle spalle, ma lui non si mosse. La donna si rese subito conto che era accaduto qualcosa di molto grave, ma non aveva ancora capito cosa, il suo cervello non riusciva più a connettere e ragionare. Senza che lei se ne accorgesse, dalla sua bocca uscì un urlo di disperazione: «Luca? Che hai fatto? …  Rispondimi per carità, non abbandonarmi proprio adesso!»
Quella fu la prima volta in vita sua che vide il marito non più come un essere superiore, quasi divino, da venerare ed ossequiare, verso il quale il sentimento più profondo che lei sentiva era il rispetto. In quel momento, per la prima volta in vita sua, lo vide come una persona qualsiasi, verso il quale poté finalmente nutrire una strana sensazione di tenerezza e di affetto. Finalmente sentì verso di lui quel sentimento di amore che non aveva mai provato fino ad allora. In quel momento capì che anche lui, in fondo, era un comune essere mortale.

Il suo corpo si irrigidì, spalancò gli occhi, le vene del suo collo si ingrossarono a dismisura e lei gridò di nuovo con tutta la forza che aveva in gola: «Luca, che hai fatto? … Perché ti ho parlato in quel modo? Perché ho approfittato tanto della tua forza e della tua saggezza? E adesso cosa faccio? Cosa faranno Susanna ed il bambino senza di te? … Rispondimi per carità, non te ne andare!»
Era disperata, affranta, terrorizzata da quella nuova e grave situazione che si era verificata all’improvviso e che lei non aveva previsto. Come avrebbe fatto ad affrontare, da sola, il resto della sua vita? Come avrebbe dovuto risolvere i problemi della sua famiglia, lei che non si era mai preoccupata neanche di analizzarli un po’? Lo abbracciò con forza e lo baciò sulla testa, dove il sangue scorreva più copioso. Ma lei non vide nient’altro che il marito accasciato sulla scrivania, non badò se fosse morto oppure vivo.


 
Poi si scostò e lo scosse dalle spalle. Lo guardò con attenzione e vide che la sua mano destra stringeva ancora la pistola fumante. Era quella che lui teneva sempre nel cassetto della scrivania, della quale parlava raramente, ma quando qualcuno apriva il discorso sull’opportunità di tenere una pistola in casa, lui nominava con orgoglio quell’oggetto che lui custodiva come un feticcio.
«Quella non è una pistola qualsiasi», diceva con voce solenne, mentre i suoi occhi brillavano di una stana luce,  «quella è proprio un gioiello della tecnica! È una “Smith & Wesson” con il manico intarsiato, di grande pregio e costruita con materiali di assoluta purezza, che ho comprato a New York, una volta che andai in quella città per un convegno di lavoro. Era in una armeria piccola ma specializzata in pistole di precisione,  il proprietario era un generale a riposo dell’esercito federale statunitense, che me la consigliò spiegandomi i suoi innumerevoli pregi. In effetti notai anch’io l’enorme differenza tra la pistola d’ordinanza che avevo imparato ad usare durante il servizio militare e quel gioiello, che oltre ad essere un’arma può sicuramente essere considerata un oggetto di culto e di vanto. Io la tengo custodita sempre sotto chiave, in un cassetto dove posso accedere solo io, ma se qualche ladro riuscisse ad entrare in casa mia, dovrà fare i conti con quella. E poi vedremo se qualcuno riuscirà a mettermi in galera».
La moglie ricordava l’orgoglio con cui il marito diceva quelle parole e, pur non capendo nulla di armi, guardava quell’oggetto come una fonte di sicurezza in casa, in rispetto alle lodi che le faceva il marito. E invece quell’arma così enfatizzata l’aveva usata proprio contro se stesso.
Vide che la tempia era squarciata da un foro largo più di un dito da cui il sangue usciva a flutti. Pezzi di cervello erano usciti dall’altro foro, nella parte opposta della testa ed erano sparsi sul piano della scrivania. Piccoli brandelli di materia grigia erano state scagliate anche sulle belle pareti della stanza e sulla libreria. La sua testa, ormai immobile, era poggiata sul foglio che aveva scritto per ultimo e in parte lo copriva. La moglie lo notò e subito cercò di leggerlo nella speranza di trovare una risposta alle sue assillanti domande.

Si riusciva a decifrare con chiarezza solo l’ultima parola: “Perdonatemi”. La donna cercò di leggere anche il resto della frase, ma non era facile, il foglio era macchiato di sangue. Tuttavia quella parola la lasciò allibita, non l’aveva mai sentita pronunciare da suo marito. Pensava che lui, per il suo carattere, non avesse mai neanche immaginato di chiedere perdono a qualcuno. Cosa era cambiato in lui quella notte? Perché quella frase di umiltà l’aveva proprio scritta?
Si sforzò di capire cosa fosse realmente accaduto, se suo marito fosse realmente morto o solo ferito, se quella che aveva davanti ai suoi occhi dovesse essere la situazione definitiva o solo una passeggera, poi tutto sarebbe ritornato come prima. Cercò di intuire che cosa avesse potuto spingere il marito a compiere quel gesto. Sapeva che la sera prima lei stessa gli aveva dato un grande dolore, ma pensava che lui fosse troppo razionale per compiere quel gesto. Non le sembrava un motivo valido per spingerlo a quella azione folle. E inoltre cosa poteva significare quella parola, scritta da lui, con cui chiedeva perdono? Una frase così non se la sarebbe mai aspettata, la rilesse più volte e non credeva ai suoi occhi, cosa era cambiato in lui in quella dannata notte?  

Scoppiò in lacrime, e quel gesto la fece tornare, in un attimo, alla dura realtà. Prese in mano il telefono che era sulla scrivania e da quello stesso chiamò la figlia. Susanna le rispose intontita per la notte insonne che aveva appena trascorsa. La madre le gridò con voce agitata e piena di ansia: «Vieni subito, tuo padre …». Poi emise un urlo di terrore e lasciò cadere la cornetta per terra. Si era guardata addosso e aveva visto che anche lei era macchiata di sangue nelle mani e nel vestito. Sentì il suo volto unto di un liquido appiccicoso, si portò le mani sulle guance e poi le guardò, sentì un vuoto alla testa, sbarrò gli occhi ma non vide più nulla!
Era svenuta ed era caduta esamine strisciando sulla scrivania e finendo a terra, nel posto dove il rivolo di sangue che usciva dalla testa del marito formava una larga pozza. ….

domenica 2 marzo 2014

Il Diluvio Universale

La domanda è una di quelle che hanno sempre suscitato grande interesse: il Diluvio Universale è un evento che si è effettivamente verificato o è solo una leggenda?
Tra gli eventi meteorologici di rilievo che si sono verificati nel passato, è senz’altro quello che merita il maggiore interesse storico, sia per le ripercussioni che esso ha avuto, sia perché è stato narrato, da persone diverse ma con le stesse caratteristiche, nel più importante dei libri: la Bibbia.

 
Nel primo libro della Bibbia, la Genesi, il diluvio viene descritto nei minimi particolari e viene data la spiegazione di come esso si sia verificato per volontà del Signore, che in questo modo ha voluto punire la “corruzione umana”.
Il versetto 6.13 dice: “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso, la fine di tutti i mortali è arrivata …” e continua (versetto 7.11): “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno … le cataratte del cielo si aprirono”.
Già, proprio il giorno diciassette segna l’inizio del Diluvio Universale, questo, secondo l’opinione più accreditata, è il motivo per cui, nella cultura mediterranea, il numero 17 porta sfortuna.
Continuando a leggere la Bibbia, al versetto 7.17 troviamo scritto che “Il diluvio venne sopra la Terra per quaranta giorni …. Così fu sterminata ogni creatura esistente sulla faccia del suolo”.
Ma se le piogge durarono incessantemente per quaranta giorni, le acque coprirono completamente la Terra per ben cinque mesi, come è scritto in un altro versetto della Bibbia e fu solo alla fine del settimo mese di alluvione che “apparirono le vette dei monti” e Noè (versetto 8.10) “ rilasciò la colomba fuori dall’arca e …. tornò con una foglia di ulivo …”.

Da altre fonti storiche sappiamo che nel 2350 a.C. in Mesopotamia, Re Sargon nel suo immenso palazzo reale a Ninive realizzò una enorme biblioteca di tavolette di argilla. Essa tuttavia andò quasi tutta distrutta e quel poco che rimase fu sepolta dalla sabbia.
Grazie agli scavi effettuati in tempi recenti, tra le 10.000 tavolette (oggi tutte visibili al Louvre di Parigi e in altri musei) gli archeologi hanno recuperato il “Poema di Gilgamesh”, un racconto simile alla nostra “Odissea”, ma più ricco di notizie storiche, tanto da poter essere paragonato alla Bibbia. In esso si narra di un eroe, simile ad Ulisse, anch’egli celebre per i suoi viaggi nelle terre allora conosciute. Il poema quindi, scritto secondo i ricordi sumerici, costituisce la controparte del racconto biblico del Diluvio, in lingua babilonese e assira.
Durante uno di questi lunghi viaggi Gilgamesh incontra un vecchio scampato ad un terrificante diluvio perché, allo stesso modo di Noè, si era costruito un’arca. I due racconti coincidono in molti particolari, per cui possiamo dedurre che, essendo stati scritti da autori diversi, che sicuramente con si conoscevano tra di loro, costituiscono la traccia storica di un evento realmente accaduto.

 
Ma se la Mesopotamia è geograficamente vicina a Israele, ci sono altre leggende, provenienti da civiltà lontane, che raccontano una storia collegata al Diluvio. Noè, secondo la Genesi biblica, era uno dei patriarchi: personaggi che hanno raggiunto un'età straordinaria, famosi per essere i discendenti di una misteriosa razza di Giganti. Secondo il calendario Maya noi viviamo un "giorno galattico", suddiviso in cinque Ere. La terza di queste, detta Era del Fuoco, è finita nell'anno 8238 avanti Cristo a causa di un "Grande Diluvio", in cui un uomo (guarda caso un gigante) riesce a salvare l’umanità rinchiudendo gli animali in una Arca per farli sopravvivere all'ira degli Dèi

Al di la della narrazione Biblica, la pianura della Mesopotamia da sempre è effettivamente soggetta a grandi alluvioni, che possono essere causate sia da piogge torrenziali, sia dall’improvviso scioglimento, in primavera, delle nevi che si formano abbondanti sui rilievi del Caucaso.
I geologi hanno individuato alcuni anomali strati di terreno sedimentario, che potrebbero essere stati causati da altrettanti “diluvi”, centrati intorno al 12400, 9600 6000 e 5500 a.C.. In base alle ricerche dell’archeologo Sir Leonard Woolley, [http://cronologia.leonardo.it/mondo05a.htm ], sembra che il cataclisma più intenso sia stato quello che si è verificato attorno al 10.000 a.C.. Tuttavia, secondo l’egittologo Antonio Crasto, che ha dedicato ampio spazio alle catastrofi che hanno colpito l’antico Egitto e il mondo intero (vedi  http://www.ugiat-antoniocrasto.it/ ), il periodo più probabile per l’evento citato dalla Bibbia, dovrebbe essere quello del 5.500 a.C., epoca in cui esisteva già una civiltà abbastanza numerosa da avere danni molto gravi e in grado di tramandare i fatti storici avvenuti (Gilgamesh e Osiride), anche sotto forma di leggende.

Invece, secondo due geofisici americani, William Ryan e Walter Pitman l’evento potrebbe essersi verificato nel Mar Nero, sempre attorno al 5.550 a.C., come conseguenza dell’innalzamento del livello del Mar Mediterraneo. Nel 5.600 avanti Cristo il mare aveva raggiunto il colmo della barriera di terra nella valle del Bosforo, pronto a riversarsi nel lago del Mar Nero. Ad un tratto “I detriti che fino ad allora avevano sbarrato la valle vennero rapidamente spazzati via e l’acqua, ormai alta alcuni metri, divenne una fiumana: tuonava, turbinava, ribolliva di pietrame e artigliava le pareti di roccia molle che qua e là cadevano. L’acqua, spessa di detriti, si abbatté sul fondo, graffiò e incise lo stesso letto roccioso. Quanto più scavava, tanto più aumentava la sua velocità, e quanto più questa aumentava, tanto più rapidamente l’acqua scavava, finché aprì una fiumana larga un’ottantina di metri ed alta centocinquanta che mugghiava a velocità superiori a settantacinque chilometri all’ora, con un frastuono che scuoteva la terra e probabilmente si faceva udire e percepire sensibilmente lungo l’intero perimetro del Mar Nero. Ogni giorno si abbattevano chilometri cubi di acqua, duecento volte la portata delle odierne cascate del Niagara.” ( da: http://www.storico.org/In%20principio/diluvio_universale.htm ).
Inizialmente i ricercatori hanno ipotizzato che l'invasione marina sia stata rapida e che abbia provocato un'onda talmente alta da sollevare le barche e le navi dei siti della costa orientale fino a portarle in cima alle montagne (mito dell'arca sull'Ararat). In realtà sembra che la frattura della diga sia stata graduale e che il lago si sia riempito lentamente, dando così tempo per una fuga delle popolazioni che abitavano le vecchie coste.

Vista l’entità veramente universale del fenomeno, è possibile tuttavia formulare una ipotesi del tutto diversa; forse si é trattato di un cataclisma di proporzioni ancora più ampie che, oltre a forti piogge, ha compreso altri eventi naturali come terremoti, maremoti, sollevamenti e abbassamenti della crosta terrestre che, tutti insieme, hanno provocato enormi inondazioni sul nostro pianeta.
Sappiamo che in età preistorica, quello che ora si chiama Mar Nero, era un grande lago di acqua dolce. La trasformazione di questo bacino in un vero e proprio mare sembra sia avvenuta tra  dodicimila e ottomila anni fa.

 
Secondo alcuni scienziati (http://cronologia.leonardo.it/mondo05a.htm ),  l'ultimo spostamento accertato dell'asse terrestre, che sarebbe la conseguenza della caduta di un enorme asteroide proprio in quel lago, si è verificato tra 10.000 e 13.000 anni fa, provocando una tracimazione dell’acqua contenuta in esso, in modo simile a quanto avvenne il 9 Ottobre 1963 a Longarone, ai piedi della diga del Vajont. Facendo un rapido confronto, le due date sono compatibili e, pur restando nel campo delle ipotesi, è possibile supporre che si sia trattato dello stesso evento. In questo modo la data del Diluvio Universale verrebbe spostata indietro di alcuni millenni, andando a coincidere con lo strato più spesso di argilla scoperto da Wolley.
Altre notizie sul Diluvio Universale si trovano su “Manuale di Meteorlogia”, di Alfio Giuffrida e Girolamo Sansosti.

venerdì 28 febbraio 2014

Lo sciamanesimo

sito web Nel romanzo “La danza dello sciamano”, di Alfio Giuffrida, ad un certo punto compare, solenne, la figura di uno sciamano!  È uno dei personaggi principali del libro. Aldyr, questo il nome del veggente, è nato” in Siberia, a Ulan Ude, nei pressi del lago Baikal, da una nobile famiglia di Buriati. Da bambino veniva condotto dai parenti della mia etnia alle sedute sciamaniche che si svolgevano in molti villaggi della Buriazia.

E sono proprio questi poteri soprannaturali che gli permettono di curare le persone affette da alcuni mali che, per la medicina moderna ed ufficiale, sono incurabili. Così egli si trova costretto a curare Laura, una ragazza ormai spacciata perché è stata morsa da un ragno velenoso. Lui ha l’antidoto adatto a quel veleno, lo spalma sulla pelle dove la ragazza è stata morsa e inizia la sua danza rituale, quella che estrarrà il morbo attraverso la pelle. Ma non accade nulla. Buin aumenta la dose del suo unguento e riprende con più forza la sua danza liberatoria, ha usato  una quantità tale che sarebbe in grado di scacciare il male da qualsiasi persona, ma vede che ancora non è sufficiente, su quella donna il suo rito  non ha effetto. Alla fine una luce lo illumina, quella ragazza non reagisce al rito satanico classico perché ….  anche lei è una sciamana!  È sua figlia, che lui non sapeva di avere avuto, perché concepita in quell’unica notte in cui una donna straniera, che stava fuggendo da tutti per disperazione che aveva dentro se stessa, si era rifugiata da lui.

Ma al di là del racconto, gli sciamani esistono davvero oppure sono solo una leggenda?
Quando ho scritto “La danza dello sciamano”, volevo accendere una discussione sulle medicine alternative: dalla omeopatia all’agopuntura, dalla chiropratica all’ipnosi. Poi i miei sforzi si concentrarono sul sufismo (anche questa pratica è un campo nuovo, tutto da scoprire) e lo sciamanesimo. Lo scopo che ho voluto dare ai miei libri è quello di destare la curiosità, mia e dei miei lettori, sulle cose di cui abbiamo poca conoscenza o, addirittura , non sappiamo nulla.

Eppure esistono e, adesso, che tramite internet possiamo conoscere meglio ciò che accade, o è accaduto,  in tutte le parti del mondo, è interessante parlarne, per saperne almeno qualcosa!
Così sul sito: <  http://www.mednat.org/sciamani.htm >    si legge che lo sciamano è: “Uomo di medicina e di religione, figura rinvenibile originariamente presso le culture dei cacciatori-raccoglitori scarsamente strutturate, tecnologicamente poco evolute e omogenee.”.  E inoltre: “Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, è essenzialmente un medium, ..”.

Ma sul sito: < http://it.wikipedia.org/wiki/Leggende_sugli_sciamani_siberiani >  ho trovato qualcosa di ancora più interessante: “Lo sciamanesimo siberiano è una tecnica dell'estasi durante la quale il protagonista è convinto che la sua anima si trasferisca altrove, agli inferi per imbattersi negli spiriti o in alto nelle sfere celesti. … Le leggende riguardano soprattutto popoli di lingua altaica, quali i buriati, gli iacuti, i tungusi e gli altaici stessi. Gli sciamani siberiani sono esseri in qualche modo prescelti, o per vocazione o per predisposizione ereditaria, che entrano nella sfera del sacro per compiere, quel che loro ritengono un viaggio extraterreno.”.

Ma ciò che più attrae sono le leggende che sono nate attorno a questi personaggi. Prima fra tutte quella dello “Sciamano Syngaaga-Suoch “:  La leggenda narra che venne chiamato in questo modo, ossia "lo sciamano senza mascelle" perché venne catturato per ben tre volte e fatto a pezzetti da un malintenzionato. Tuttavia lo sciamano risuscitò, ma al posto delle sue mascelle bruciate gli furono inserite quelle di un vitello. Questo sciamano visse a lungo ed in punto di morte chiese di essere portato alle foci del fiume Botoma (affluente del Lena) dove morì. Ancora oggi, secondo la leggenda, gli abitanti di Botoma cercano di non incitare le mucche a muggire per timore che lo spirito dello sciamano risponda. Secondo la bibliografia data da Wikipedia, questa leggenda si trova su: "Leggende sugli sciamani siberiani", di Luciana Vagge Saccorotti, Fabbri Editori Rcs, Milano, 2001, pag.129-134.

Un’altra storia interessante, raccontata sullo stesso libro della Saccorotti, è quella dello sciamano “Bjukes-Jullejeen”: La leggenda narra che durante un terribile temporale il protagonista, che fino ad allora aveva avuto una vita normale, venne colpito da un fulmine e ridotto in briciole. Sembrava morto, ma invece dopo poco tempo si mostrò a suo dire risorto ed in bella forma grazie al dio del tuono e del fulmine Sjujule-Chaan che ha dissezionato il suo corpo e lo ha fatto rinascere sciamano. Bjukes-Jullejeen aveva un fratello anche lui sciamano ed era figlio di un altro leggendario sciamano.

Nel frattempo che la composizione del mio libro andava avanti, trovavo entusiasmo a leggere storie tanto strane, per cui avevo voglia di farne partecipi i miei lettori ma, al tempo stesso, mi rendevo conto che quella in cui mi stavo inoltrando non era la mia materia, per cui cercavo notizie certe, rivolgendomi a persone che avessero compiuto degli studi su questa materia. Navigando in rete ho trovato il seguente sito: < http://www.sciamanesimo.com/homepage.html >, cui corrisponde l’indirizzo e-mail: < info@sciamanesimo.com >, al quale ho scritto per saperne di più, ma dal quale non ho avuto risposta. E allora ??? Ho completato il libro con le informazioni che avevo e quel po’ di bibliografia che ho riportato. Ne è venuta fuori una storia interessante. Il libro “La danza dello sciamano” edizioni Booksprint è in libreria, anche se si trova più facilmente in rete, sia in forma cartacea che come e-book.

Se sapete qualcosa di più sullo sciamanesimo vi prego di farmelo sapere tramite dei commenti su

venerdì 17 gennaio 2014

“Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida – Il dramma di chi è a casa

È un brano del libro:  “Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

In quel momento arrivò un vigile del fuoco: «Siete voi i due sposini coreani?» chiese trafelato. Al porto del Giglio c’è un cuoco peruviano che ha trovato due telefonini che potrebbero essere i vostri. Ha detto che sono pieni di messaggi, ma lui non riesce a leggerli perché sono scritti in cinese o coreano!

«Voglio andare subito al Giglio!» disse Park, mentre una vampata di rossore gli colorò il volto. Il vigile del fuoco li invitò a seguirlo, poteva portarli al Giglio con la sua lancia in breve tempo. Vennero anche Alex e Silvia che approfittarono di quel passaggio per tornare sull’isola. Durante il percorso il meteorologo provò a dire al coreano che avevano a disposizione la casa di un loro amico dove avrebbero potuto riposarsi qualche ora prima di partire, ma il coreano scosse la testa. In quel momento aveva bisogno solamente di avere notizie di sua madre.

Il vigile del fuoco, che aveva sentito quale era il desiderio del giovane, nel frattempo si era messo in contatto con il sindaco del Giglio, affinché, con la sua autorità, potesse provvedere a procurare due biglietti di aereo sul primo volo per la Corea, in modo da esaudire il desiderio dei due sposini.

Prima di entrare nel porto, videro la nave adagiata sugli scogli, come una balena spiaggiata che non aveva più voglia di vivere. Ma, nonostante lo spettacolo fosse solenne, quasi non fecero caso a quel castigo di Dio! Nella mente dei due ragazzi c’era solo una madre! I loro pensieri erano rivolti solo a lei.

Appena scesi al molo del Giglio, andarono dritti al piccolo bar che gli avevano indicato. Gli occhi di Park scrutarono tutti i presenti ed individuò subito il cuoco che aveva trovato i due cellulari. Prese il suo e lesse i messaggi. L’ultimo diceva che sua madre “Non si era ancora risvegliata. I medici aspettavano che ciò avvenisse per dare qualche buona speranza”.

Quelle parole scatenarono la sua voglia di sapere. Dunque il suo timore era confermato! Cosa era accaduto a sua madre? Lesse i messaggi precedenti e capì che la madre era stata colpita da un collasso, era stata ricoverata in condizioni disperate e, nelle stesse ore in cui loro erano rimasti chiusi all’interno della loro cabina, lei era in coma, la sua vita era appesa ad un filo. Solamente quando in Italia erano circa le tre di notte, gli strumenti che monitoravano il coma nel quale era sprofondata, avevano dato un primo impulso di un suo possibile ritorno alla vita.

Una intercessione divina aveva fatto coincidere gli orari del loro ritrovamento sulla nave e della speranza in un risveglio della madre. Chissà, pensò Park in quel momento, se non fosse stato il padre, da lassù, ad intercedere per loro due e ad ottenere la grazia nello stesso istante.

Ma da chi venivano quei messaggi? Park guardò il numero e vide che era sempre lo stesso, ma era un numero che non conosceva. Guardò Alex come per chiedere una ispirazione sul da farsi e il meteorologo gli suggerì di telefonare e sentire chi rispondeva a quel numero.

Il coreano telefonò e all’altro capo rispose il fratello minore, quello che si era allontanato da casa da oltre un anno senza più dare notizie di se. «Hong, come stai?» chiese emozionato Park, contento di sentire la voce del fratello, che da troppo tempo si era allontanato da casa causando un immenso dolore a lui e alla madre. «Come sta la mamma?».

Hong fu sorpreso di sentire la voce del fratello. «Io sto bene.» disse con voce roca. «Ma tu? Come mai anche tu eri su una nave dopo tutti i rimproveri e le paternali che facevi a me?» Park si sentì colpito in quel suo ruolo di padre, che lui aveva assunto verso il fratello minore, al quale voleva essere di guida e di esempio ed invece lui stesso aveva trasgredito i principi che aveva cercato di infondere.

«Lascia stare questo fatto, poi ti spiegherò. Adesso dimmi come sta la mamma!» disse con forza, ribadendo con il tono della voce, la sua superiorità ed il diritto al rispetto per il fatto che lui era il fratello maggiore. «Mamma ha avuto un collasso, adesso è in coma, ma i medici hanno dato una piccola speranza!». A quelle parole Park scoppiò in lacrime, non ce la fece più a sostenere la tensione nervosa che lo rodeva dentro.

Si appoggiò ad una sedia che Silvia gli aveva prontamente avvicinato, mentre Bae prese il telefono, che stava per cadergli di mano, dalla quale si udiva, come se fosse un altoparlante, la voce di Hong che chiamava il fratello con tutto il fiato che aveva in gola.

«Park, come stai? Che ti è accaduto? Rispondi!» Bae disse che si era seduto un attimo perché la stanchezza degli avvenimenti lo rendevano ipersensibile. «Ma tu che hai fatto in tutto questo tempo? Come mai adesso sei tornato a casa, a fianco a tua madre?» Hong tirò un grosso sospiro per farsi forza.

«Un anno fa, quando sono andato via da casa, mi sono imbarcato come cuoco su una nave mercantile che trasportava merci tra la Corea e la Cina. Non ce la facevo più a sopportare la situazione che si era creata nella nostra famiglia! Mamma ci torturava tutti e tre con la sua assillante oppressione di non farci salire su una nave, ben sapendo che quello era stato, da sempre, lo scopo della nostra vita. Quello al quale ci aveva indirizzato nostro padre!

Noi dovevamo reagire, spronare anche lei ad uscire dall’esaurimento nervoso in cui era caduta. E poi c’era Shim! Forse lei ha pagato più di tutti lo scotto della morte di nostro padre. Siamo stati noi a lasciarla al suo destino. Se l’avessimo spronata ad uscire di casa e fare una vita normale, probabilmente adesso lei avrebbe potuto farsi una famiglia come tutte le altre ragazze, avere un fidanzato, un marito, dei figli. E in questo momento avrebbe potuto dare aiuto a nostra madre.

E invece è rimasta sempre a casa, a giocare con le bambole e cucinare la solita minestra di riso, sempre uguale da oltre dieci anni. Non si è più vestita elegante, né pettinata. Non ha più avuto amici né interessi! Quel giorno in cui è morto nostro padre, sembrava che ci fosse stata una vittima in più e che quella persona fosse nostra madre. Invece è stata Shim, nostra sorella, a morire nell’anima anziché nel corpo! E noi ne siamo stati la causa. L’abbiamo abbandonata a se stessa, anzi l’abbiamo assillata a stare chiusa in casa, per evitare i pericoli di questo mondo. L’abbiamo reclusa, ancora bambina, nel regno dei morti! E questo Park non può certo negarlo. ……….