lunedì 15 agosto 2016

Onorevoli e “Onorevoli”

Leggendo “Il Gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa, rimane in mente la figura di Don Fabrizio Salina, al quale il Re Vittorio Emanuele, conoscendone la saggezza, offre la nomina a Senatore del Regno. Tuttavia il Siciliano rifiuta la nomina, dichiarandosi un esponente del vecchio regime, quello in cui le cariche pubbliche si esercitavano per “onore” e non per soldi.
Lui era un vero “Onorevole”! Non era come tutti quelli che lo hanno succeduto, pronti a vendere l’anima al diavolo pur di avere quella carica, solo per cavarne quanti più soldi possibili.  

Da allora, infatti, tutto è cambiato, anche quel “Don”, che prima si attribuiva ad un saggio come segno di massimo rispetto, mentre adesso si attribuisce ai “Mafiosi”, con una smorfia di Ipocrisia. Forse la storia si ripete, come un paio di secoli fa, quando in Sicilia, chi subiva un torto, evitava di rivolgersi alla Giustizia dei Borboni, sapendo già che non avrebbe avuto giustizia. E allora non restava che rivolgersi alla persona che, nel paesello dove viveva, aveva un certo carisma sui compaesani, alla persona saggia, che godeva del massimo rispetto: al “Don” del paese. Quando poi la Sicilia è diventata Italia, i Don non si sono rassegnati a perdere il loro potere e si sono imposti con la forza e la violenza, diventando Mafiosi.
Oggi ci rivolgiamo al politico per “raccomandarci” su qualcosa che vogliamo ottenere, ma il politico è un “Onorevole” o un “Don”? Oggi non abbiamo più fiducia nella politica. Siamo dunque maturi per un risveglio della mafia?

ODORE DI SUJO” è il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida.  
È un romanzo, ma è anche un atto di accusa verso tutta la classe politica. Il sujo, infatti, è la puzza più profonda, che non si sente col naso ma con la mente. È il modo di puzzare di alcuni politici, che con Ipocrisia si sono presentati agli elettori come benefattori e poi li hanno traditi sporcandosi le mani nel peggiore dei modi.  

Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente su questo sito, dove già sono attive molte discussioni.

Il brano che segue è tratto da “Odore di sujo”, di Alfio Giuffrida.
Chi racconta è Jennifer, che ritorna a casa dopo un incontro con il figlio, il quale, atterrito, le aveva confessato una sconcertante scoperta: il politico cui lui forniva la droga, non era un semplice consumatore, ma il capo della banda di spacciatori. Tuttavia qualcuno (forse un carabiniere) lo aveva tradito, per ricattarlo, con un filmino nel quale era documentato un suo amplesso con una minorenne.

Da: Alfio Giuffrida - Odore di sujo
Capitolo 10 ….. Omissis  
Quando tornai a casa, ebbi un’altra sorpresa: c’era Fernando ad attendermi. Come aveva avuto il mio indirizzo? Come aveva fatto ad entrare? Non c’era alcun segno di scasso sulla porta. Eppure lui era li, severo come un ceppo, tetro come la morte!

«Ti è piaciuto fare quattro chiacchere con tuo figlio? Adesso lui morirà e forse anche tu ed io faremo la stessa fine.»

Nelle sue mani comparve un coltello a serramanico, ma io non ebbi paura. Poteva anche torturarmi, o forse uccidermi. Per nessun motivo avrei detto a lui o a chiunque altro dove era nascosto Louis e ciò che sapevo.

«Chi è stato a fare i nomi di tutti? Tu lo sai!» Mi gridò lui in faccia, cercando di incutermi paura con il suo coltello e il suo sguardo. Ed in effetti era talmente turpe che avrebbe terrorizzato chiunque, ma non me. Nel mondo della malavita non ci si può fidare di nessuno, prima o poi qualcuno ti tradisce e la paghi per tutte quelle che hai fatto.

«Tu sai tutto di questa storia. È stato lui a raccontarti di Fausto e di Nicole. Avanti ieri siete stati un’ora seduti al Mocambo e avete parlato di questo, vi hanno visto in molti. E allora ti ha raccontato anche chi ha girato il filmino e chi ha fatto i nomi. Lui era l’unico ad essere presente li a Siena.»

Mi sentivo persa, ma quelle sue parole contenevano un errore e questo fece rinascere in me la Speranza. Dunque lui sapeva del nostro incontro al locale di due giorni prima, ma non del saluto di mezz’ora fa.

«Si, è vero, mi ha detto quello che è accaduto al Palio, ma di questo filmino che dici tu non so nulla. Cosa è accaduto?» Risposi io cercando di fare la faccia stupita, come se non sapessi nulla di quella notizia. 

«Dunque tu non sai nulla del filmino? Quando vi siete visti su al Mocambo?»

«La stessa sera che è tornato da Siena.» Mi affrettai ad affermare io, sapendo che quel che stavo dicendo era vero, poteva controllare e sapevo che lui lo avrebbe fatto. «Cos’è questo filmino? Chi lo ha fatto?» Incalzai io, cercando di sapere da lui qualche particolare che, forse, neanche Louis sapeva.

«No, niente. Se non sai nulla è meglio così. Ma se qualcuno ti chiede, non dire niente, non ti immischiare, o tu e tuo figlio ve ne pentirete.» E andò via sbattendo la porta.
….. Omissis

 

sabato 6 agosto 2016

La Chiesa e i Gay

Nel mondo ecclesiastico ci sono degli omosessuali? È la domanda che molti si pongono, alla quale la Chiesa non ha mai dato una risposta! Secondo l'idea comune, il mondo degli omosessuali è costellato di pregiudizi. Molti riescono ad esserlo apertamente ignorando l'Ipocrisia che ruota intorno ad essi, alcuni fanno parte di un ambiente equivoco in cui tutto è permesso e se ne vantano. Altri sono dei giovani sbandati e se ne fregano di essere chiamati “froci”. Ma quando l’omosessuale appartiene alla borghesia o vive in uno di quegli ambienti protetti (preti, magistrati, … ) allora devono farlo con “discrezione”. Possono, purché nessuno sappia apertamente. 

Il brano che segue è tratto da:  “Odore di sujo” il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida. Chi racconta è un giudice, già destinato a diventare giudice da quando era ancora ragazzo, per il semplice motivo che suo padre era un giudice ed anche suo nonno. Ma lui era omosessuale e voleva vivere la sua vita senza restrizioni.


Il romanzo è ancora allo stato di bozza. Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente sul mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/  , dove già sono attive molte discussioni.

Da: Alfio Giuffrida - Odore di sujo

Capitolo 11 ….. Omissis

Ma tutte le storie, anche le più belle, hanno le proprie spine. E le pugnalate a noi le hanno date i nostri genitori.
Quando si resero conto che la nostra amicizia era “particolare”, subito ci redarguirono, ci misero in guardia del peccato che stavamo commettendo, ci accusarono che la nostra relazione era “moralmente condannata” anche dalla Chiesa che pure perdona tutti, anche chi ha commesso dei crimini mostruosi. Ma quello no!  Della figuraccia che avremmo fatto con la società, con i nostri amici, che ci avrebbero sbeffeggiato e calunniato.

Ci dissero della considerazione che le donne avrebbero tratto dal nostro comportamento, che ci avrebbero schivato come appestati, insultato come esseri diversi.

Mentre noi volevamo proprio essere diversi, lo facevamo di proposito. Dissi, a mia difesa, che «il mondo era cambiato, che molti erano come noi e lo facevano senza vergognarsene, in nome della libertà di amare. Che la Chiesa era cambiata ed anche tra i preti ce n’erano come noi.».

Mio padre mi rispose, alzando la voce e pronunciando la sua sentenza in modo solenne, sicuro della sua verità, come Mosè, quando dettò i Dieci Comandamenti: «Tu non puoi permetterti di essere un omosessuale! Non puoi mischiarti col popolino che fa quel che vuole! Tu hai dei doveri da rispettare! …

Non che ce l’abbia con loro, » aggiunse poi convinto, come per dare una spiegazione che desse forza alle sue affermazioni, «ma quando si parla di un frocio, ci si riferisce sempre a un ambiente equivoco, a ragazzi perversi.

Tu non puoi prenderti la responsabilità di denigrare la categoria della gente per bene, dei magistrati, per il solo gusto di essere gay. Il tuo ceto sociale non te lo permette!

Sei nato in una famiglia agiata e ne hai sfruttato i benefici, hai avuto giocattoli belli e costosi, buoni amici, vacanze lussuose, hai sempre indossato vestiti firmati e scarpe comode, ma tutto questo ha un risvolto che non puoi sottovalutare, hai degli obblighi da eseguire. »

Io lo guardavo ed ero piccolo piccolo, non capivo. Tenevo le mani giunte, come chi prega, ma non imploravo nessuno. Sentivo un ragionamento assurdo, in contraddizione con molte verità che lui aveva professato fino ad allora. E mi rifiutavo di capire.

«Se anche tra i preti ci sono dei gay, vuol dire che anche la Chiesa, come istituzione terrena, non è perfetta! Ma, bada bene, lo fanno con discrezione, perché loro sono sempre i più forti, quelli che sanno proteggersi con una maschera. Loro hanno sempre la faccia di chi da l’esempio e può giudicarti con severità. Poi tra le mura dei loro conventi, fanno quello che vogliono!

Tu hai già una strada fatta, capisci? Una vita programmata, con i suoi usi e le sue apparenze, cui non puoi sottrarti!».

E dalle parole passarono ai fatti, ci cancellarono dalla scuola pubblica. Dovemmo abbandonare il nostro ambiente, o nostri amici. Ci trasferirono in due istituti diversi, internati come detenuti, lontani, in due distinte città.

Entrambi abbiamo sofferto come condannati per crimini che non capivamo, reclusi come ladri per un delitto che non sentivamo di aver commesso.».

Guardò il cappellano, rimasto estasiato ad ascoltarlo.

Omissis …