sabato 31 ottobre 2015

Erice CENTRO DI CULTURA SCIENTIFICA “ETTORE MAJORANA”

Sicilia, la terra in cui sono nato, li c’è Erice, o meglio, il CENTRO DI CULTURA SCIENTIFICA “ETTORE MAJORANA”. 

Una breve frase che rievoca un mare di ricordi. Già perché fra le tante discipline di quella famosa Scuola, fondata dall’illustre Prof. Antonio Zichichi, c’è anche la Meteorologia!

Ricordo bene il primo convegno a cui ho avuto l’onore e il piacere di partecipare: il 2° Corso su “Satellite Meteorology”, dal 12 al 22 Novembre 1980, diretto dal Gen. Abele Nania, allora Capo Servizio Meteorologico dell’Aeronautica. Conservo ancora l’attestato che veniva rilasciato alla chiusura del corso.

Gli Ufficiali maggiormente impegnati nel coordinare le varie “lezioni” dei meteorologi provenienti da tutto il mondo, erano Roberto Sorani (diplomatico elargitore di complimenti) e Stefano Zanni (factotum), allora, se ben ricordo, entrambi capitani. Le letture si tenevano nell’ex convento di San Rocco, il cuore del Centro, dove c’era anche la segreteria e i pochi uffici. A “San Domenico” c’era la grande aula dell’inaugurazione, con i discorsi “impegnati” sullo scopo del Centro e del Corso. Alla fine si svolgeva li anche il saluto di congedo: una festa spettacolare con i canterini siciliani che suonavano “’u friscalettu” e cantavano “ciuri ciuri”.

Gli alloggi erano nell’ex convento di San Francesco, dove si dormiva in due per ciascuna cella. In quel primo convegno, lo ricordo bene, il mio compagno di camera era il Prof. Vinicio Quesada, dell’Università di Cagliari.

Sono stato altre volte ospite del Centro, una nel 1984, per seguire un Seminario su: “Applicazioni di agrometeorologia in zone semi aride”, di cui l’amico e collega Carlo Adamo mi ha inviato la locandina, firmata da alcuni partecipanti, tra cui il sottoscritto.

A leggerla vedo la firma del Prof. Rijks allora capo di una commissione a Ginevra, istituita dall’ONU, con il compito di indagare le potenzialità che aveva la Terra per nutrire una popolazione che ormai era prossima ai cinque miliardi. Durante una cena ci siamo scambiati le cravatte, lui ne aveva una, ambitissima, della American Meteorological Society, con i simboli meteorologici ricamati su uno sfondo blu, che conservo ancora come un prezioso ricordo.
 
Quanti ricordi, di studio e goliardici, tra cui le interminabili serate passate nella “taverna” situata al piano cantinato del complesso di San Rocco, dove si parlava fino a notte inoltrata di meteorologia, ci si confrontava sulle proprie esperienze, senza confini di razza o di religione, eravamo italiani, americani, russi, indiani e chi più ne ha più ne metta. Non c’erano interferenze tra cattolici, buddisti e maomettani. Solo quando si andava a cena assieme, c’era qualche problema nel menù degli ospiti arabi e indiani, che non mangiavano alcuni tipi di carne, ma c’era l’Osteria “Da Filippo”, dove si faceva una “pasta con le sarde” che metteva tutti d’accordo.

Poi ci sono ricordi ben precisi ed altri vani. Tra gli attestati ne ritrovo un altro che si legge appena, perché il tempo ha sbiadito l’inchiostro della vecchia fotocopia, riguarda un “Workshop sui modelli di previsioni numeriche ad area limitata, mediante computers di limitata potenza”, altro no riesco a leggere.  

Una particolarità rimasta indelebile nella mente era il peso della chiave della cella dove si andava a dormire, era enorme, di ferro e, soprattutto … unica, che dovevamo portare dietro con noi tutta la giornata e quindi fare in modo che la tenesse colui che pensava di ritirarsi per primo in camera. In uno dei convegni dividevo la cella con il Col. Ernesto Migliardi, per cui, in segno di rispetto verso il grado (io ero appena capitano), toccava portala sempre a me.

Altro episodio particolare è stata una cena, la sera di inaugurazione o di saluto, questo non lo ricordo, ma era previsto un ospite di grande riguardo: l’On. Giulio Andreotti (allora Ministro o Primo Ministro). Io stavo discutendo con il Gen. Nania della “nostra” Catania, quando vediamo un gran movimento da cui emergono il Prof. Zichichi e l’On. Andreotti, che si dirigono verso di noi. Il Professore fa segno al Generale di accomodarsi per cenare ed io mi ritrovo, imbarazzato, al centro della scena, cercando il modo più discreto per accommiatarmi.  Ma è l’On. Andreotti a togliermi di impaccio, facendomi segno di sedermi al tavolo con loro. Fu una cena in cui l’Onorevole parlò quasi sempre lui, lasciando poco spazio anche al Prof. Zichichi il quale, come abbiamo visto in molte occasioni in televisione, è un bel chiaccherino. Ma i fatti  e gli aneddoti che raccontò Andreotti, per me furono scuola di vita e di diplomazia, da cui ho imparato molto.  
 

Altri episodi da ricordare sono quelli dovuti alla presenza di persone con usi e costumi molto diversi dai nostri, come ad esempio i molti rappresentanti di nazioni africane. Una volta il delegato del Madagascar, alto due metri, non abituato a bere vino, ha voluto appena assaggiare la nostra bevanda. Ne aveva bevuto meno di un bicchiere, nella famosa “cantina” e si è subito ubriacato, per cui abbiamo dovuto sorreggerlo “a spalla” e portarlo in giro per le stradine di Erice fino alla sua camera di albergo.

Quante sere passate a bivaccare nella taverna, dove una sera due ospiti della delegazione russa, di origine cosacca, hanno inneggiato alla loro famosa danza. Ma accanto alla botticella del marsala c’era anche una chitarra e qualcuno sapeva suonarla, per cui non potevano più tirarsi indietro. In un attimo è stato uno spettacolo tanto incredibile quanto inatteso, vedere due sessantenni (o poco giù di li) esibirsi in un frenetico lancio delle gambe in avanti, al ritmo di “casatschok”, che ci ha lasciato sbalorditi.

E poi c’erano i discorsi tecnici, di meteorologia, in cui si confrontavano metodi di ricerca e si stipulavano infiniti accordi di future collaborazioni. In una di quelle occasioni il Prof. Mohamed El Shahawy, allora capo del Dipartimento di Meteorologia dell’Università del Cairo, in Egitto, ha voluto che io fossi Relatore (pur se solo per corrispondenza) di due suoi studenti: il Dr: Hossny Mohamed Sayed Haseanan per un Master Degree con una tesi intitolata: “Studies On Some Regional Climatic Changes” e il Dr. El Sayed Mohamed Abdel Hamid Robba, per un Ph. Degree con una tesi intitolata “Impact of Urbanization on Meteorology and Human Comfort in Greater Cairo, Egypt”. La tesi di quest’ultimo, che mi è stata inviata a casa ben rilegata, ha fatto da base per alcuni mie studi sulla Climatologia Urbana. In essa spicca una bellissima dedica che voglio mostrarvi, in quanto è stata realizzata come un’opera d’arte (secondo quanto scritto nella pagina successiva, in inglese, credo significhi: Dedica ai mie genitori, a mia moglie e alle mie figlie Ahya e Alaa).             

E tanto, tanto altro ancora fra quelle mura e le anguste strade di quel borgo medievale. Ecco perché, quando un mese fa mia moglie mi ha proposto di visitare Erice, non me son fatto dire due volte. Giunto davanti al grande portone, ho chiesto il permesso e le ho fatto visitare il corridoio delle bandiere (adesso non ci sono più, ma c’è una grande scritta ed una foto del Prof. Zichichi con il Papa Giovanni Paolo II.

Tutto cambia, ma i ricordi rimangono, anche quelli dei buoni piatti siciliani da gustare e, visto che “Filippo” non c’è più, siamo andati alla “Pentolaccia” un altro dei ristoranti storici in cui si andava a rifocillare il corpo dopo le fatiche della scienza.

venerdì 23 ottobre 2015

Chicco e il Cane - la morte di Luca

È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida
Si trova on line  http://t.co/L1oZOWLK

La poca luce illuminava il corpo del marito, riverso sulla scrivania, come se stesse dormendo, tuttavia non c’era alcun disordine nel resto della stanza semibuia. Si avvicinò in silenzio e lo scosse dalle spalle, ma lui non si mosse. La donna si rese subito conto che era accaduto qualcosa di molto grave, ma non aveva ancora capito cosa, il suo cervello non riusciva più a connettere e ragionare. Senza che lei se ne accorgesse, dalla sua bocca uscì un urlo di disperazione: «Luca? Che hai fatto? …  Rispondimi per carità, non abbandonarmi proprio adesso!»

Quella fu la prima volta in vita sua che vide il marito non più come un essere superiore, quasi divino, da venerare ed ossequiare, verso il quale il sentimento più profondo che lei sentiva era il rispetto. In quel momento, per la prima volta in vita sua, lo vide come una persona qualsiasi, verso il quale poté finalmente nutrire una strana sensazione di tenerezza e di affetto. Finalmente sentì verso di lui quel sentimento di amore che non aveva mai provato fino ad allora. In quel momento capì che anche lui, in fondo, era un comune essere mortale.


Il suo corpo si irrigidì, spalancò gli occhi, le vene del suo collo si ingrossarono a dismisura e lei gridò di nuovo con tutta la forza che aveva in gola: «Luca, che hai fatto? … Perché ti ho parlato in quel modo? Perché ho approfittato tanto della tua forza e della tua saggezza? E adesso cosa faccio? Cosa faranno Susanna ed il bambino senza di te? … Rispondimi per carità, non te ne andare!»

Era disperata, affranta, terrorizzata da quella nuova e grave situazione che si era verificata all’improvviso e che lei non aveva previsto. Come avrebbe fatto ad affrontare, da sola, il resto della sua vita? Come avrebbe dovuto risolvere i problemi della sua famiglia, lei che non si era mai preoccupata neanche di analizzarli un po’? Lo abbracciò con forza e lo baciò sulla testa, dove il sangue scorreva più copioso. Ma lei non vide nient’altro che il marito accasciato sulla scrivania, non badò se fosse morto oppure vivo.

Poi si scostò e lo scosse dalle spalle. Lo guardò con attenzione e vide che la sua mano destra stringeva ancora la pistola fumante. Era quella che lui teneva sempre nel cassetto della scrivania, della quale parlava raramente, ma quando qualcuno apriva il discorso sull’opportunità di tenere una pistola in casa, lui nominava con orgoglio quell’oggetto che lui custodiva come un feticcio.

«Quella non è una pistola qualsiasi», diceva con voce solenne, mentre i suoi occhi brillavano di una stana luce,  «quella è proprio un gioiello della tecnica! È una “Smith & Wesson” con il manico intarsiato, di grande pregio e costruita con materiali di assoluta purezza, che ho comprato a New York, una volta che andai in quella città per un convegno di lavoro. Era in una armeria piccola ma specializzata in pistole di precisione,  il proprietario era un generale a riposo dell’esercito federale statunitense, che me la consigliò spiegandomi i suoi innumerevoli pregi. In effetti notai anch’io l’enorme differenza tra la pistola d’ordinanza che avevo imparato ad usare durante il servizio militare e quel gioiello, che oltre ad essere un’arma può sicuramente essere considerata un oggetto di culto e di vanto. Io la tengo custodita sempre sotto chiave, in un cassetto dove posso accedere solo io, ma se qualche ladro riuscisse ad entrare in casa mia, dovrà fare i conti con quella. E poi vedremo se qualcuno riuscirà a mettermi in galera».

La moglie ricordava l’orgoglio con cui il marito diceva quelle parole e, pur non capendo nulla di armi, guardava quell’oggetto come una fonte di sicurezza in casa, in rispetto alle lodi che le faceva il marito. E invece quell’arma così enfatizzata l’aveva usata proprio contro se stesso.

mercoledì 21 ottobre 2015

Leggere un ebook


Viaggiando in aereo, capita spesso di vedere delle persone intente a leggere qualcosa su un tablet o sul telefonino, ma ormai può capitarvi di vedere la stessa scena con persone su un autobus o in fila alla posta. Cosa fanno? Leggono un libro! O meglio un ebook, cioè un libro digitale. È un modo molto comodo di leggere perché potete ingrandire i caratteri come vi pare, mettere dei segnalibri per ritrovare il punto dove avente interrotto e poi ….. lo avete sempre dietro, decine di libri sempre a portata di mano che potete leggere quando e come volete.

Come leggere un ebook? È facile:

1 Sullo smartphone (o tablet o PC) scaricate l’applicazione “Kindle” (Amazon mobile LLC) da “Play Store”, è sempre gratuito. Il gioco è fatto: troverete sul display l’icona di Kindle (Scritta su campo nero, con sotto una immagine blu con un bambino che legge sotto un albero).

2 Cliccando sull’icona siamo già in AMAZON, un enorme negozio che vende migliaia di prodotti, tra cui libri. Dobbiamo però iscriverci, per questo il sistema richiede di creare un account amazon (esattamente come una email, tramite una ID, che può essere anche il numero di telefono e una password).

3 Mettete adesso nella barra in alto (cerca) “libri” e apparirà una serie di volumi scelti dal team amazon, oppure mettete il nome di un autore e vi appariranno i libri di quell’autore.

4 Per acquistare un libro serve fornire il numero di una carta di credito (va bene anche la carta postepay prepagata) completa di data di scadenza. Appena fatto, il sistema chiede un numero di telefono (o una email), su cui scaricare i libri (ebook) acquistati. Un minuto dopo potete iniziare a leggerlo.

UN CONSIGLIO: scrivete nella riga in alto: “Libri Alfio Giuffrida” appariranno tutti i libri di Alfio Giuffrida. Per iniziare io vi consiglio di scegliere “Il Clima e l’Ambiente” (costa solo 2,99 euro), un breve saggio che vi dice quando è effettivamente avvenuto il Diluvio Universale, i fattori che sono causa del riscaldamento ambientale e gli effetti (stress) che esso provoca sulla nostra salute. Il “clima di città”, molto diverso da quello rurale, il “Telelavoro” un modo intelligente di sfruttare la rete internet per risolvere i problemi del traffico e il lavoro delle donne e delle persone diversamente abili e tante, tante altre curiosità.

venerdì 25 settembre 2015

Precipitazioni estreme registrate sulla Terra.

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.

  

Nella seguente tabella si riportano alcuni valori estremi di precipitazioni, su tutta la Terra, raccolti da stazioni meteorologiche ufficiali, dello stesso tipo di quelle di cui abbiamo parlato nel caso delle temperature [7]. Per fare una analogia con le temperature, forse sarebbe più logico elencare i valori massimi in 24 ore, di cui abbiamo registrazioni di sicuro interesse, come quella registrata a Bombay il 26 luglio 2005 di ben 944 millimetri [9]. Tuttavia le precipitazioni sono un elemento strettamente locale ed il fatto di registrare un valore eccezionalmente alto può essere determinato dal caso. Per intenderci, può succedere che sulla stazione meteorologica, dove è sistemato lo strumento di misura, durante un temporale di un’ora siano caduti 200 millimetri di pioggia, che per le località italiane è un valore sicuramente eccezionale e, a 300 metri di distanza, siano caduti solamente 20 millimetri che è un valore del tutto normale. Naturalmente può accadere anche il viceversa.
Inoltre sarebbe interessante misurare le precipitazioni che si verificano all’interno degli uragani, ma questo viene fatto solamente nella fortunata ipotesi che i forti venti che si manifestano al passaggio di queste perturbazioni, non rompano lo strumento di misura.
Il significato di questa piccola riflessione è semplicemente utile a dire che le singole precipitazioni sono poco rappresentative per fare una graduatoria. 
È meglio, in questo caso, considerare il totale dei millimetri di pioggia caduti in tutto l’anno, fare la media su tutti gli anni di cui si hanno le registrazioni e vedere in quale località questo valore medio è più elevato. Un tal metodo ci assicura che quella località è veramente più piovosa delle altre.

VALORI MEDI ANNUALI DELLA PRECIPITAZIONE MASSIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
ANNI (*)
mm
Lloro, Colombia (**)
159
29
13.299
Mawsynram, India (**)
1402
38
11.871
Mt. Waialeale, Hawaii, Oceania (**)
1570
30
11.684
Debundscha, Cameroon, Africa
9
32
10.287
Quibdo, Colombia 
37
16
8.991
(*) Numero di anni su cui è effettuata la media
(**) Dati attendibili ma non ufficiali



VALORI MEDI ANNUALI DELLA PRECIPITAZIONE MINIMA
LOCALITA'
Altitud. (m)
ANNI (*)
mm
Arica, Cile
29
59
1
Wadi Halfa, Sudan
125
39
3
Amundsen-Scott South Pole Station
2801
10
20
Batagues, Messico
5
14
30
Aden, Yemen
7
50
46
(*) Numero di anni su cui è effettuata la media

Se analizziamo i valori massimi vediamo che essi sono distribuiti sui vari continenti, tutti però si trovano a latitudini non elevate, ovvero in quella fascia che è detta “fronte di convergenza intertropicale” ed inoltre sono caratterizzate da particolari situazioni orografiche.
Le catene montuose fanno infatti da sbarramento alle masse d’aria umide che, dovendo salire in quota per scavalcarle, sono costrette a raffreddarsi e quindi trasformarsi in nubi.
Riguardo i valori più alti, il primo ed il quinto valore si trovano entrambi in Colombia, poco distanti l’uno dall’altro, in una zona dove le masse d’aria vengono umidificate da un mare caldo quale è quello dei Caraibi e, quando sono costrette a salire sui rilievi della Cordigliera delle Ande, scaricano tutto il suo contenuto di umidità in una zona molto ristretta, provocando frequentemente precipitazioni alluvionali. Lo stesso dicasi per Mawsynram, in India dove l’aria calda e umida del monsone estivo, proveniente dall’Oceano Indiano, si trova a scalare le pendici dell’ Himalaya.


Fig. 7 - Precipitazioni estreme


I valori più bassi di precipitazione si trovano anch’essi uniformemente distribuiti su tutti i continenti e, a differenza di quanto avviene per i valori massimi, sono indipendenti dalla latitudine, in quanto si trovano in quelle zone caratterizzate da moti discendenti dell’atmosfera.

Il Diluvio Universale

È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ).
Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.


Tra gli eventi meteorologici di rilievo che si sono verificati nel passato, il Diluvio Universale  merita un particolare interesse, sia per l’importanza e la vastità che esso ha avuto, sia perché è stato narrato da persone diverse ma con le stesse caratteristiche, sia per il suo significato mistico, come è scritto nel più importante dei libri: la Bibbia, dove il Diluvio è inteso non tanto come un evento meteorologico, ma come una “punizione divina”, destinata ad annientare l’umanità che si era macchiata di gravi peccati.
Il primo libro della Bibbia, la Genesi, [2] descrive nei minimi particolari il diluvio e spiega come esso sia stato mandato dal Signore per punire la “corruzione umana”. Il versetto 6.13 dice: “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso, la fine di tutti i mortali è arrivata …” e continua (versetto 7.11): “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno … le cataratte del cielo si aprirono”.
Già, proprio il giorno diciassette segna l’inizio del Diluvio Universale, questo, secondo l’opinione più accreditata, è il motivo per cui, nella cultura mediterranea, il numero 17 porta sfortuna.
Sempre dalla Bibbia leggiamo (versetto 7.17) che “Il diluvio venne sopra la Terra per quaranta giorni …. Così fu sterminata ogni creatura esistente sulla faccia del suolo”. Ma se le piogge durarono incessantemente per quaranta giorni, le acque coprirono completamente la Terra per ben cinque mesi, come racconta ancora la Bibbia e fu solo alla fine del settimo mese di alluvione che “apparirono le vette dei monti” e Noè (versetto 8.10) “ rilasciò la colomba fuori dall’arca e …. tornò con una foglia di ulivo …”.

Sappiamo inoltre che nel 2350 a.C. in Mesopotamia, Re Sargon nel costruire il suo palazzo reale a Ninive realizzò una immensa  biblioteca di tavolette di argilla. Essa tuttavia andò quasi tutta distrutta e quel poco che rimase fu sepolta dalla sabbia.
Grazie agli scavi effettuati in tempi recenti, tra le 10.000 tavolette (oggi visibili al Louvre di Parigi e in altri musei) gli archeologi hanno recuperato il Poema di Gilgamesh, che narra di un eroe che può essere paragonato ad Ulisse, anch’egli celebre per i suoi viaggi nelle terre allora conosciute.
Durante uno di questi lunghi viaggi Gilgamesh incontra un vegliardo scampato al diluvio universale perché, allo stesso modo di Noè, si era costruito un’arca. Il poema quindi, scritto secondo i ricordi sumerici, costituisce la controparte del racconto biblico del diluvio, in lingua babilonese e assira.
Ma se la Mesopotamia è geograficamente vicina a Israele, sede principale dei racconti biblici, ci sono altre leggende, provenienti da civiltà lontane, che raccontano una storia collegata al Diluvio. Noè, secondo la Genesi biblica, era uno dei patriarchi: personaggi che hanno raggiunto un'età straordinaria, famosi per essere i discendenti di una misteriosa razza di Giganti. Secondo il calendario Maya noi viviamo un "giorno galattico", suddiviso in cinque Ere. La terza di queste, detta Era del Fuoco, è finita nell'anno 8238 avanti Cristo a causa di un "Grande Diluvio", in cui un uomo (guarda caso un gigante) riesce a salvare l’umanità rinchiudendo gli animali in una Arca per farli sopravvivere all'ira degli Dei

Racconti di Diluvi Universali sono presenti in ogni cultura e ad ogni latitudine del pianeta. In tutte le mitologie compare tuttavia un binomismo tra evento meteorologico e punizione divina. Questo può dipendere dal fatto che, nel subconscio umano, il Diluvio rappresenta la “più grande catastrofe possibile”, la più temuta, quella che Dio potrebbe mandare sulla Terra per estinguere il genere umano.
Al di la della narrazione Biblica, la pianura della Mesopotamia da sempre è effettivamente soggetta a grandi alluvioni, che possono essere causate sia da piogge torrenziali, sia dall’improvviso scioglimento, in primavera, delle nevi che si formano abbondanti sui rilievi del Caucaso.

Utilizzando la tecnica dei carotaggi del terreno, i geologi hanno individuato alcuni anomali strati di terreno sedimentario, che potrebbero essere stati causati da altrettanti “diluvi”, centrati intorno al 12400, 10.000, 6000 e 5500 a.C.. 

lunedì 21 settembre 2015

I Medicane


È un brano del libro (ebook) “Il Clima e l’Ambiente”, di Alfio Giuffrida, disponibile su Amazon ( http://t.co/L1oZOWLK ). Fa parte del Verismo Interattivo, il nuovo genere letterario introdotto dall’autore, che consiste nell’inserire, all’interno del testo, degli argomenti culturali e di attualità che il lettore può approfondire partecipando al Forum sul sito http://www.alfiogiuffrida.com/Forum.aspx . In questo libro gli argomenti trattati sono: Il Diluvio Universale (è realmente accaduto oppure è stata una punizione divina?). I Medicane (uragani nel Mediterraneo, sono possibili?). Il Telelavoro (è possibile lavorare da casa?). Il clima di città (la presenza dell’uomo modifica il clima di una regione?), .. e molti altri.




I “Medicane” (acronimo di Mediterranian Hurricane) o “TLC” (Tropical Like Ciclones), sono fenomeni che si sviluppano sul Mediterraneo e che presentano delle similarità con i cicloni tropicali.

L’origine dei Medicane è differente da quella dei cicloni tropicali dove l’energia termica nei bassi strati, necessaria per attivare il processo convettivo, è fornita dalla elevata temperatura superficiale del mare (SST), superiore ai 26 °C. Essi infatti sono generati da una estremizzazione di una forte perturbazione che normalmente, si abbatte sulle nostre regioni. Nell'ambiente scientifico si iniziò a parlare di essi verso la metà del XX° secolo, con il nome di "bombe meteorologiche", nome coniato dal meteorologo svedese Tor Bergeron, che le ha definite: "Un approfondimento molto rapido di un ciclone extratropicale, nel quale la caduta di pressione in superficie corrisponde a 1 hPa (hPa= hectoPascal, unità di misura della pressione atmosferica) ogni ora o più per un periodo di almeno 24 ore".

Durante questi eventi, il vento ha raggiunto i 135 km/h ed è stato associato ad abbondanti piogge a carattere temporalesco. Il diametro massimo dei cicloni mediterranei è attorno ai 200 km e la durata temporale è molto variabile ma in genere è limitata a 1 o 2 giorni.

Il periodo dell'anno in cui si possono verificare è quello in cui la temperatura superficiale del mar Mediterraneo è più alta (intorno ai 26°C), condizione che si verifica normalmente tra agosto e settembre sullo Ionio, sul basso Tirreno, sul canale di Sicilia e sul mar Libico.


Il primo Ciclone Mediterraneo risale al 24 settembre 1969, quando sul mar Libico si formò una forte tempesta che fece sentire i suoi effetti sull'isola di Lampedusa e su parte della Libia ma che ben presto si esaurì senza provocare alcun danno. Altri “Cicloni” si sono formati nel 1976, nel 1982, nel1991 e nel 2001, ma sempre senza danni di rilievo. Dal 15 al 18 settembre 2003, la Sicilia fu colpita da un TLC a cui si diede anche un nome: Karima. In quella occasione l’isola rimase soggetta a forti temporali per oltre due giorni. A Siracusa caddero, in 48 ore, 514 mm di pioggia.

Il 7 novembre del 2014, si è formato sullo stretto di Sicilia un profondo vortice depressionario, identificabile come Medicane (da  http://www.meteoam.it/?q=Medicane_novembre2014  ).

Durante il suo passaggio sulla stazione meteorologica di Lampedusa, molte imbarcazioni sono state capovolte e il vento ha registrato raffiche fino a 73 kt (135 Km/h). La tempesta ha, inoltre, generato mareggiate con onde alte fino a 7 metri che hanno ostacolato i collegamenti con le isole e messo in seria difficoltà i residenti dei porti e delle località di mare. Il fenomeno è stato individuato, con diversi giorni di anticipo, dai modelli di previsione numerica di cui dispone il CNMCA (Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica). La sua evoluzione è stata dettagliatamente monitorata durante tutto il periodo di criticità e sono stati emessi dal Centro numerosi “avvisi” per informare la popolazione e scongiurare gli episodi di maggior pericolo. 

sabato 22 agosto 2015

Malmo da scoprire


Andando a Copenaghen non si può fare a meno di affittare un’auto e ... passare sotto e sopra l’Oresund, ovvero quel tratto di mare che separa la Danimarca dalla Svezia.
 

 
All’andata, prima ci si trova in una galleria che va sotto il mare per circa quattro chilometri, poi su una stretta isola in parte artificiale e infine su un viadotto in mezzo al mare, per una decina di chilometri (altro che il nostro “ponte sullo stretto”, progettato cento volte e mai realizzato!), bellissimo con due piloni altissimi che ti fanno sembrare una formica.

 
E Malmo vale bene una visita, è dinamica e moderna. Non dimenticate di visitare il Turning Torso, un grattacielo tutto attorcigliato nella zona del porto, dove, anche se c’è poco vento, l’aria si incanala nelle pareti dell’edificio ululando e creando delle onde che increspano bene il laghetto che gli sta attorno.
 

Se volete cenare, potete andare al “Bastard” (ha proprio il significato della parola italiana) dove si mangia dell’ottima carne di maiale. Sul forum del mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/ è aperta una discussione su “VARIE - Libri, ricette e ristoranti. Non saranno culturali, ma destano un sicuro interesse!”, si riferisce soprattutto ai libri di cucina, ma vi pregherei di inserire qualche commento anche sui migliori (o peggiori) ristoranti in cui vi siete trovati. Ciao Alfio.

giovedì 20 agosto 2015

Ricordi di un paesello tra Catania e l'Etna


È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida

Si trova on  line  http://t.co/L1oZOWLK


Nel suo letto, zuppo di sudore, il giudice pensò a quei pomeriggi in cui doveva sbrigarsi a fare i compiti che gli aveva assegnato la maestra, per poi correre fuori a giocare con gli altri bambini della sua età. Cercò di ricordare i nomi di alcuni di loro: c’era Turi, che da grande era diventato giornalista e scrittore, Nino che poi fece il pasticciere e Filippo già destinato a fare il farmacista, perché quello era il lavoro di suo padre; e tanti altri. Quanti ricordi, dolci e confusi, passarono per qualche istante nella sua mente stanca!

Nel paese si conoscevano tutti e i bambini andavano sempre a giocare nel piazzale davanti alla Chiesa Madre e poi, non appena cominciava a farsi tardi, si riunivano tutti nella sede della “Democrazia Cristiana”: un grande salone dove nei periodi subito antecedenti le elezioni, i politici locali tenevano dei comizi al chiuso, mentre nei rimanenti periodi dell’anno era gestito dai notabili di quel partito.

In pratica quella sala era sempre a disposizione di quegli anziani, ritenuti politicamente fedelissimi, che stavano lì a giocare a carte e guardare la televisione. C’era uno di quei primi televisori che si videro in Italia a metà degli anni ’50, acquistato presso l’unico rivenditore che nella vicina città era riuscito ad accaparrarseli, il quale diceva con grande orgoglio, che lui li importava direttamente dall’America.

Era uno di quegli apparecchi grandi, pesanti, profondi e con lo schermo piccolo, al quale, come era di abitudine a quel tempo, si usava far costruire dal falegname del paese un mobile ad hoc per contenerlo. Quello situato nella sede della Democrazia Cristiana era di legno scuro, con le ante, che la sera, quando finivano i programmi ed appariva una antenna televisiva che scendeva e scompariva nella parte bassa dello schermo, si potevano chiudere per proteggere quel prezioso strumento tecnologico e custodirlo, oltre che dalla polvere e dagli urti accidentali, anche dagli sguardi dei curiosi del partito opposto, che sicuramente lo desideravano ma non erano ancora riusciti a raggiungere l’accordo, o la somma, per poterlo acquistare e finalmente vedere anche loro le notizie, i film e gli spettacoli che diventavano sempre più interessanti.




martedì 18 agosto 2015

In viaggio a Stoccolma

La capitale del nord è li, distesa tra decine di isole.

Il nucleo più antico è a Gamla Stan, dove adesso sorge il Palazzo Reale e li c’è l’albergo dove abbiamo alloggiato, il First Reisen, davvero confortevole (vedi recensione su Tripadvisor a nome AlfioG). Sul forum del mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/ è aperta una discussione su “VARIE - Libri, ricette e ristoranti. Non saranno culturali, ma destano un sicuro interesse!”, si riferisce soprattutto ai libri di cucina, ma vi pregherei di inserire qualche commento anche sui migliori (o peggiori) ristoranti in cui vi siete trovati.



Gamla è tutta un’isola pedonale, con le strade ciotolate e piene di negozi di artigianato, il suo cuore di è Stortorget, la piazza dove c’è l’Accademia di Svezia. I ristoranti sono molti e si mangia bene, provate il Michelangelo, dove sono stati ospiti molte personalità di tutto il mondo, tra cui alcuni italiani.



A Gamla c’è il negozio di Lena Linderholm, dove si possono acquistare le tovaglie artigianali che l’artista dipinge nel suo girovagare tra Svezia e Provenza, assieme al marito musicista Gosta Linderholm.


Sulla terraferma c’è il quartiere dello shopping, dove si accede dalla strada durante l’estate, mentre in inverno, quando fa freddo, è meglio percorrere i sottopassaggi, che costituiscono un vero e proprio livello coperto, dove si aprono gli ingressi dei negozi, permettendo di stare comodamente al caldo mentre fuori ci sono 15 gradi sotto zero.

Sul lungomare di Strandvagen si affacciano gli edifici più eleganti e i negozi delle griffe e, tra le vetrine di Armani e Dior, ecco Saluhall, il mercato coperto. Ma non aspettatevi i pavimenti scivolosi davanti agli espositori di pesce o i cesti stracolmi di verdure! È pulitissimo e il pesce, se volete, ve lo cucinano e potete mangiarlo seduti come ad un comodo ristorante; il salmone marinato che ho mangiato da Lisa Elmovist è il migliore che ho assaggiato nella mia lunga carriera di “buongustaio” (vedi il discreto numero di recensioni su Tripadvisor).


A Stoccolma si gira bene con gli autobus turistici, sono comodi e puliti (anche i vetri, che non disturbano la foto al teatro dell’opera), o con il battello, che fa il giro delle isole (non preoccupatevi, il comandante non è Schettino).


Per fare un pò di cultura, c’è il Museo Vasa, dove è stato sistemato l’unico vascello al mondo, affondato il 10 agosto 1628, a poche centinaia di metri da dove era stato appena varato, che sia giunto ai giorni nostri, con oltre il 95 percento dei suoi componenti originali conservati, e le sue centinaia di sculture.

 
Li vicino c’è il museo degli ABBA, il complesso musicale che negli anni ’70 ha fatto concorrenza ai Beatles e ai Rolling Stones.


 
Non siate scettici, entrate, è bellissimo! In un attimo vi ritrovate in mezzo a loro, in quell’ambiente folle che ha fatto definire “mitici” quegli anni. C’è l’enorme consolle dove venivano elaborati i loro brani, il loro studio, le sale di incisione dove potete esibirvi anche voi a cantare una loro canzone come con il karaoke o ballare tra le loro immagini virtuali tridimensionali.


 
Insomma un paio di giorni a Stoccolma sono proprio ben spesi.

domenica 31 maggio 2015

Il fenomeno del Niño - LA COMPONENTE METEOROLOGICA


Il fenomeno del Niño: Come si forma? Quali sono i suoi effetti? Che influenza ha sul pianeta?
Un libro di Alfio Giuffrida - Amazon Edition - Revisione e pubblicazione a cura di Renato Bruno
www.matitarossa.com - Impaginazione e copertina di Roberta Tavarilli
 
 


LA COMPONENTE METEOROLOGICA

 

In condizioni normali, dunque, la circolazione generale dell’atmosfera alle basse latitudini, è caratterizzata dal moto costante degli alisei. Questi venti, conosciuti già dagli antichi navigatori che si erano avventurati nell’Oceano Atlantico, oltre le “Colonne di Ercole”, avvolgono costantemente tutta la fascia equatoriale del pianeta e, di norma, soffiano da Nord-Est nell'emisfero boreale, quello compreso tra l’equatore e il polo nord, e da Sud-Est nell'emisfero australe, compreso tra l’equatore e il polo sud.

Gli alisei, quindi, si ritrovano allineati in quella che viene detta “fascia di convergenza intertropicale”, l’area che abbraccia tutta la terra attorno all’equatore. Per chiarire meglio gli effetti degli alisei su questa fascia, basti pensare a una persona che soffia sull’acqua contenuta in una bacinella. Soffiando sempre nella stessa direzione si ottiene un doppio effetto: un increspamento della superficie e un piccolo ma significativo accumulo di liquido sulla parete opposta.

Nell’Oceano Pacifico, sottoposto all’azione degli alisei per una lunghezza di circa 18.000 km, essi si comportano allo stesso modo: spingono le acque tiepide superficiali verso il continente asiatico che, per un osservatore che si trovi al centro dell’Oceano Pacifico, si trova nella parte occidentale di quell’immenso tratto di mare e generano un innalzamento del livello del mare lungo le coste indonesiane.

Una rappresentazione grafica dell’andamento degli alisei è illustrata nella Figura 2, dove, con delle frecce di differente lunghezza, sono riportate le velocità medie del vento a 10 metri dalla superficie del mare. La figura, è stata elaborata dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), utilizzando i dati dei venti al suolo osservati dal 1981 al 1994.
 
 
 
In pratica, lo scorrere dei venti nella zona equatoriale, sempre nella stessa direzione –da est verso ovest- e per lunghi tratti di mare, come nell’Oceano Pacifico, fa sì che sulla superficie marina si formi una corrente parallela alla direzione dei venti che le scorrono sopra. Ciò provoca un innalzamento del livello della superficie del mare proprio in corrispondenza delle coste asiatiche dell’Oceano: un incremento, rispetto alla media, di circa mezzo metro.
Nella figura 3 è riportata una sezione verticale del tratto dell’Oceano Pacifico che va dalle coste dell’Indonesia a quelle dell’Ecuador.
Naturalmente, la figura presenta solo uno schema riduttivo-esplicativo: le misure non possono essere in proporzione tra loro, perché ad una lunghezza di circa 18 mila chilometri, corrisponde un dislivello effettivo di circa 50 centimetri. In essa sono messi in evidenza i venti alisei e l’innalzamento della superficie del mare in prossimità delle coste indonesiane (con la conseguente pendenza verso la costa sudamericana).
Inoltre, poiché le acque di superficie sono più calde di quelle di profondità, è logico aspettarsi che la temperatura del mare, davanti all’Indonesia, sia leggermente più alta rispetto a quella delle coste dell’Ecuador. Il modello di circolazione dell’atmosfera descritto da Walker, ne dà una interpretazione quantitativa.
 

 

Il fenomeno del Niño


Il fenomeno del Niño: Come si forma? Quali sono i suoi effetti? Che influenza ha sul pianeta?
Un libro di Alfio Giuffrida - Amazon Edition - Revisione e pubblicazione a cura di Renato Bruno
www.matitarossa.com - Impaginazione e copertina di Roberta Tavarilli


El Niño -“il bambino” in lingua spagnola- è un fenomeno ciclico del sistema oceano-atmosfera che, a partire dalle acque antistanti le coste dell’Ecuador, si sviluppa tra l’Oceano Pacifico del Sud e quello Indiano.

Già in epoche più antiche, i pescatori peruviani avevano notato come in anni particolari il mare risultasse meno pescoso, soprattutto nel mese di dicembre. Per questo, a Jesús el Niño, a Gesù Bambino, invocato maggiormente proprio in prossimità del Natale, venne subito rivolta la preghiera di risparmiare ai pescatori la disgrazia della penuria. Agli stessi pescatori, inoltre, si deve l’osservazione di quanto, in tutti questi episodi di bassa pescosità, la temperatura del mare fosse notevolmente più calda del solito.

Accanto a “el Niño”, però, gli abitanti delle coste peruviane e limitrofe, avevano riscontrato anche un fenomeno marino opposto, meno intenso ma con la stessa ricorrenza, chiamato per analogia la “Niña”, la Bambina, caratterizzato da una pescosità superiore alla media stagionale.

Ancora fino agli inizi del Novecento, tuttavia, del fenomeno invernale si considerava solamente la drastica diminuzione del pesce raccolto, imputandola alle sole correnti marine e se ne discuteva solo, o quasi esclusivamente, per le sue gravi ripercussioni nella sfera economico-sociale delle nazioni interessate. Agli osservatori del secolo passato non venne mai in mente di postulare che la sua origine risiedesse nell’atmosfera.

Solo grazie alle intuizioni e agli studi di insigni meteorologi a noi più vicini, è stata scoperta l’origine della sua formazione e si è, così, potuto mettere in risalto come, dal punto di vista scientifico, il mare non sia affatto l’unica superficie terrestre ad esserne interessata, perché si tratta di un fenomeno globale, oceanico e atmosferico, in grado di travalicare zona di origine e ogni altro confine ambientale.

Più precisamente, si definisce come “el Niño” la parte del fenomeno che riguarda l'oceano: una variazione periodica della temperatura dell'Oceano Pacifico meridionale, principalmente a ridosso delle coste sud americane.

La parte del fenomeno riguardante l'atmosfera, invece, è nota come Oscillazione Meridionale (OM), termine che viene usato per definire le variazioni della pressione atmosferica, così come vengono registrate dalle medie mensili o stagionali, riscontrate dalle stazioni collocate sulle coste opposte del Pacifico meridionale.

 

Le città della Terra sono in espansione


È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:

 

«Le città della Terra sono in espansione,» disse, scandendo le parole ed usando un tono serio e professionale, «esse trasformano le superfici piane in aree ricche di pareti verticali, aumentando a dismisura i punti di assorbimento dei raggi solari.

Molte persone, poco esperte sulla meteorologia e ignare delle proporzioni tra la quantità di energia che la Terra riceve dal Sole in modo naturale e quella che noi uomini produciamo artificialmente tramite i termosifoni o gli scarichi delle nostre autovetture, pensano che la causa principale del riscaldamento globale che sta avvenendo nell’ultimo secolo, di cui si parla tanto, sia dovuta proprio ai riscaldamenti domestici o al traffico stradale, ma non è così. In effetti l’energia che il nostro pianeta riceve dal sole è migliaia di volte più grande di quella che produciamo artificialmente, per cui il riscaldamento delle aree urbane è dovuto quasi esclusivamente al differente modo con cui i raggi solari vengono assorbiti su un terreno di campagna o su un agglomerato urbano. Vi è poi un fattore diverso che contribuisce al riscaldamento dello strato di atmosfera più vicino al suolo, ed è dovuto all’effetto serra prodotto da alcuni gas presenti nell’atmosfera, ma in questo momento non ci stiamo interessando di questo secondo argomento.»  

Con poche ma precise parole egli capovolse le idee sbagliate che molti dei presenti avevano sulle cause dell’aumento della temperatura nel primo strato di atmosfera che avvolge la Terra. Quindi spiegò quelle sue prime affermazioni, che aveva detto come antefatto, giusto per far capire ciò di cui voleva parlare, in modo più scientifico e particolareggiato.

«Il calore generato dagli scarichi delle automobili ed in generale dalle attività industriali e dai mezzi di trasporto, o quello prodotto dai termosifoni, hanno una influenza del tutto marginale.» affermò con la sicurezza di chi ha studiato a fondo il problema. «La causa principale del riscaldamento ambientale è dovuta  alla quantità di energia che il suolo assorbe dai raggi solari. Un terreno piatto assorbe l’energia di un raggio incidente, proveniente dal Sole, una sola volta. Il raggio viene poi riflesso verso il cielo e non colpisce più la superficie terrestre.

Al contrario, un raggio solare che colpisce una città si trova immesso in una struttura ad U, formata dalla strada in basso e dalle pareti dei palazzi ai lati. In queste condizioni, il raggio solare che arriva con una certa angolazione, colpisce inizialmente la facciata di un palazzo, la quale assorbe una prima percentuale del calore che il raggio trasporta. Poi il raggio viene riflesso verso il basso e colpisce il suolo, dove rilascia un’altra percentuale di energia che gli era rimasta ed infine si riflette di nuovo sulla facciata dell’edificio dall’altra parte della strada, prima di dirigersi verso il cielo. In questo modo riscalda il suolo tre volte prima di disperdersi, mentre in un’area priva di pareti verticali rilascia il suo calore una sola volta.

Questa differenza, che a prima vista potrebbe sembrare banale, in effetti è il fattore principale del riscaldamento ambientale che si sta verificando sul nostro pianeta. Il Sole infatti è la fonte naturale di energia che illumina e riscalda la Terra. Essa è talmente più alta, rispetto alla somma di tutte le altre fonti di energia prodotte dall’uomo in modo artificiale che, al suo confronto, esse risultano del tutto irrisorie.

L’effetto serra, legato all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, è anch’esso un fattore molto importante, ma  riguarda un principio fisico diverso anche se, naturalmente, è da tenere in forte considerazione, perché contribuisce  all’aumento della temperatura sul Pianeta per altri motivi.»  

Aggiunse questa precisazione, guardando fisso il rappresentante del Ministero dell’Ambiente, un suo ex collega con il quale aveva lavorato assieme per qualche tempo presso il centro sperimentale dell’ENEA. Egli, nel corso degli anni era diventato il più potente sostenitore dell’ipotesi che l’aumento globale della temperatura sulla Terra fosse dovuto principalmente all’effetto serra. Questi aveva già aggrottato le sopracciglia ed era pronto a controbattere la tesi di Alex, a sostengo dell’aumento della temperatura per effetto serra, ma Alex continuò la sua esposizione con voce ferma e sicura: «Del resto gli scarichi industriali, oltre al calore immesso direttamente nell’atmosfera, sono responsabili dell’aumento della temperatura terrestre anche per un altro motivo.

Gli inquinanti contenuti in essi generano delle reazioni chimiche venendo a contatto con l’ossigeno contenuto nell’aria e queste reazioni avvengono quasi sempre con rilascio di calore che, in tale modo, viene immesso direttamente nell’atmosfera.» continuò il meteorologo, aumentando il tono della sua voce sull’argomento clou del suo articolo, quello che mostrava il principale coinvolgimento tra l’aumento di calore dovuto all’inquinamento urbano ed industriale e le malattie allergiche dell’apparato respiratorio: «I prodotti chimici quindi e i gas di scarico delle auto o quelli industriali, oltre a contenere una elevata quantità di anidride carbonica ed essere già caldi quando escono dalle marmitte delle automobili o dalle ciminiere, sono la principale causa dell’immissione di sostanze nocive nell’atmosfera, ottenute per reazione chimica tra i prodotti inquinanti e l’ossigeno dell’aria, che a loro volta, possono provocare delle reazioni organiche, di tipo allergico, all’interno del nostro organismo, tra cui l’asma bronchiale.»  A questa frase il pubblico si alzò in piedi, sottolineando l’esposizione di Alex con un lungo applauso.

Alla fine della presentazione, dopo un paio di domande che chiarirono qualche piccolo particolare, il presidente dell’assemblea ringraziò Alex per il suo prezioso contributo e per la chiarezza con cui lo aveva esposto. Il Ministro fece un cenno di assenso con il capo, che per il meteorologo e per gli organizzatori del convegno rappresentò una soddisfazione senza pari. La Presidente di Federasma non stava nei suoi panni dalla gioia, aveva avuto una intuizione giusta ad invitare un rappresentante del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e quel giovane che avevano inviato era stata proprio la persona adatta. In poche parole, semplici e chiare, aveva messo a fuoco il collegamento tra la malattia e l’ambiente in cui viviamo nonché la responsabilità dell’uomo nelle variazioni climatiche sulle aree urbane. Molti conferenzieri avevano già preso dei blocchi notes su cui appuntare le numerose domande che intendevano porgli la sera, subito dopo la chiusura del primo giorno del convegno.