lunedì 2 luglio 2012

La Smith & Wesson

È un brano del libro: “L'anno del Niño” di Alfio Giuffrida

Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:








La poca luce illuminava il corpo del marito, riverso sulla scrivania, come se stesse dormendo, tuttavia non c’era alcun disordine nel resto della stanza semibuia. Si avvicinò in silenzio e lo scosse dalle spalle, ma lui non si mosse. La donna si rese subito conto che era accaduto qualcosa di molto grave, ma non aveva ancora capito cosa, il suo cervello non riusciva più a connettere e ragionare. Senza che lei se ne accorgesse, dalla sua bocca uscì un urlo di disperazione: «Luca? Che hai fatto? …  Rispondimi per carità, non abbandonarmi proprio adesso!»

Quella fu la prima volta in vita sua che vide il marito non più come un essere superiore, quasi divino, da venerare ed ossequiare, verso il quale il sentimento più profondo che lei sentiva era il rispetto. In quel momento, per la prima volta in vita sua, lo vide come una persona qualsiasi, verso il quale poté finalmente nutrire una strana sensazione di tenerezza e di affetto. Finalmente sentì verso di lui quel sentimento di amore che non aveva mai provato fino ad allora. In quel momento capì che anche lui, in fondo, era un comune essere mortale.

Il suo corpo si irrigidì, spalancò gli occhi, le vene del suo collo si ingrossarono a dismisura e lei gridò di nuovo con tutta la forza che aveva in gola: «Luca, che hai fatto? … Perché ti ho parlato in quel modo? Perché ho approfittato tanto della tua forza e della tua saggezza? E adesso cosa faccio? Cosa faranno Susanna ed il bambino senza di te? … Rispondimi per carità, non te ne andare!»

Era disperata, affranta, terrorizzata da quella nuova e grave situazione che si era verificata all’improvviso e che lei non aveva previsto. Come avrebbe fatto ad affrontare, da sola, il resto della sua vita? Come avrebbe dovuto risolvere i problemi della sua famiglia, lei che non si era mai preoccupata neanche di analizzarli un po’? Lo abbracciò con forza e lo baciò sulla testa, dove il sangue scorreva più copioso. Ma lei non vide nient’altro che il marito accasciato sulla scrivania, non badò se fosse morto oppure vivo.

Poi si scostò e lo scosse dalle spalle. Lo guardò con attenzione e vide che la sua mano destra stringeva ancora la pistola fumante. Era quella che lui teneva sempre nel cassetto della scrivania, della quale parlava raramente, ma quando qualcuno apriva il discorso sull’opportunità di tenere una pistola in casa, lui nominava con orgoglio quell’oggetto che lui custodiva come un feticcio.

«Quella non è una pistola qualsiasi», diceva con voce solenne, mentre i suoi occhi brillavano di una stana luce,  «quella è proprio un gioiello della tecnica! È una “Smith & Wesson” con il manico intarsiato, di grande pregio e costruita con materiali di assoluta purezza, che ho comprato a New York, una volta che andai in quella città per un convegno di lavoro. Era in una armeria piccola ma specializzata in pistole di precisione,  il proprietario era un generale a riposo dell’esercito federale statunitense, che me la consigliò spiegandomi i suoi innumerevoli pregi. In effetti notai anch’io l’enorme differenza tra la pistola d’ordinanza che avevo imparato ad usare durante il servizio militare e quel gioiello, che oltre ad essere un’arma può sicuramente essere considerata un oggetto di culto e di vanto. Io la tengo custodita sempre sotto chiave, in un cassetto dove posso accedere solo io, ma se qualche ladro riuscisse ad entrare in casa mia, dovrà fare i conti con quella. E poi vedremo se qualcuno riuscirà a mettermi in galera».

La moglie ricordava l’orgoglio con cui il marito diceva quelle parole e, pur non capendo nulla di armi, guardava quell’oggetto come una fonte di sicurezza in casa, in rispetto alle lodi che le faceva il marito. E invece quell’arma così enfatizzata l’aveva usata proprio contro se stesso.


2 commenti:

  1. E' bene avere in casa un'arma? Anche solo per difendersi?

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    1. Secondo me un'arma in casa è sempre un pericolo

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