Carissimi, mi chiamo Alfio
Giuffrida e sono uno scrittore. Con i miei libri ho dato vita ad un nuovo
filone letterario, chiamato “VERISMO INTERATTIVO”, con il quale ogni lettore può
diventare protagonista, esprimendo il suo parere sui principali argomenti di
attualità che, al giorno d’oggi, attanagliano la nostra esistenza. Visitate il
mio nuovo sito http://www.alfiogiuffrida.com/
dove è aperto un forum su numerosi
problemi di attualità. Mi farebbe molto piacere se ognuno di voi inserisse un suo
commento in uno degli argomenti del forum. Vedete anche il sito http://t.co/L1oZOWLK dove sono in vendita i miei libri a prezzi
scontati. Gli ebook costano solo 1 euro! Ciao e grazie. Alfio
martedì 18 giugno 2013
mercoledì 13 febbraio 2013
Cristoforo Colombo Meteorologo.
Era il
12 ottobre 1492, quando Cristoforo Colombo, al comando di tre imbarcazioni
spagnole, approdò sulle coste di un'isoletta dell'Arcipelago delle Bahamas, che
ribattezzò con il nome di San Salvador, mettendo la sua firma su uno degli
eventi più significativi della Storia: "la Scoperta dell'America".
Sicuramente
Cristoforo era un abile diplomatico,
capace di convincere la Regina Isabella ad affidargli una missione rischiosa e
costosa, senza avere in cambio nulla di certo. Ciò che ha dato fiducia alla
Regina di Spagna saranno state le sue eccezionali referenze di esperto navigatore
nonché di cartografo, ma ciò che la Regina forse ignorava erano le sue
eccellenti conoscenze nel campo della meteorologia!
Se,
come spesso viene rappresentato, egli avesse solamente arrotolato una carta
geografica di allora e mostrato la via più breve per raggiungere le Indie,
navigando verso ovest, non sarebbe mai arrivato in America, perché i venti lo
avrebbero sospinto verso l’Europa rendendo impossibile la sua rotta.
C’è una
sola risposta a questa domanda: Colombo aveva delle ottime conoscenze di
meteorologia!
Come
molti marinai egli conosceva gli alisei, sapeva dove soffiavano e sapeva anche
che lo avrebbero portato a sud della regione che lui voleva raggiungere.
Ma egli conosceva anche i Controalisei (Trade Winds)
e sapeva che con essi sarebbe potuto ritornare in Spagna. In altre parole, egli
aveva una globale conoscenza della Circolazione Generale dell’Atmosfera!
Colombo
ebbe la geniale intuizione di iniziare il suo viaggio dirigendosi verso le
Canarie, in modo da prendere gli Alisei favorevoli. Il percorso che lui
programmò con assoluta ostentazione di sicurezza non era tuttavia una cosa
ovvia, basta pensare un attimo: avere questi venti così favorevoli alle spalle
durante il viaggio di andata generò nei marinai il timore di non poter più
tornare indietro, perché contrari al ritorno.
Ma
arrivato in quelle isole, egli fece una sosta che allora sembrò inspiegabile:
troppo lunga per fare gli ultimi rifornimenti prima della grande traversata.
Forse
c’è ancora un aspetto misterioso nel suo fantastico viaggio che lo ha portato
alla Scoperta dell’America!
Ciò che
sorprende nell’impresa delle tre caravelle è la totale assenza di maltempo
durante il lungo viaggio e la perfetta scelta dei tempi e del tragitto durante
la traversata.
Colombo
scelse per il suo viaggio una traiettoria molto bassa, lontano dalle violente
tempeste del Nord Europa, ma al di sopra dell’area di formazione degli uragani.
La scelta
della lunga sosta alle Canarie appare oggi fondamentale dal momento che essa
permise a Colombo di evitare non solo la
zona, ma anche la stagione in cui si formano gli uragani, dal momento che i
cicloni tropicali atlantici raggiungono la massima frequenza tra agosto e
settembre, per poi diminuire considerevolmente a ottobre.
Troppi
elementi favorevoli per pensare che sia stata solo fortuna. È verosimile invece
che Colombo, grazie alle sue eccezionali conoscenze della meteorologia ed alle
sue attente letture del “Milione” di Marco Polo, sapesse già dell’esistenza dei
tifoni nel Mar della Cina, che avvengono nello stesso periodo degli uragani ai
Caraibi.
“Il
Milione” è stato scritto e tradotto in numerose versioni, non sappiamo quale sia stata quella letta da Colombo, nè
se in essa erano riportate notizie sulle violente perturbazioni, oggi chiamate
Tifoni, che si abbattevano sulle coste della Cina e che in Europa, di pari
violenza, erano quasi sconosciute. Ma se Marco Polo ha dato notizia di qualcuna
di queste perturbazioni e, con la sua proverbiale meticolosità ne ha descritto
il periodo in cui esse avvenivano, sicuramente Colombo ha fatto tesoro di tali
informazioni. Forse è stato questo particolare che lo ha indotto a partire a
settembre anziché ad agosto! La lunga traversata dell'oceano difatti iniziò
solo il 6 settembre: Colombo navigò pressoché in linea retta, tra i paralleli
26 e 30, un po' più a nord della linea del Tropico del Cancro, convinto di
poter arrivare così sulle ricche coste di Formosa.
La
notte di giovedì 11 ottobre, Colombo si disse convinto di avere intravisto in
lontananza una luce, «como una candelilla que se levava y se adelantaba»
("come una piccola candela che si levava e si agitava"). E fu alle
due di notte di venerdì 12 ottobre 1492 che Rodrigo de Triana, a bordo della
Pinta, distinse finalmente la costa. “Terra! Terra!”
Il mito di Enea
Naufragio: oggi si parla tanto della tragedia della nave
Costa Concordia, il cui naufragio è accaduto proprio un anno fa. Al riguardo si
invita a leggere il libro “Quella notte al Giglio”, di Alfio
Giuffrida, che racconta quei momenti terribili. Spesso lo si
accomuna ad un altro naufragio famoso: quello del Titanic, avvenuto cento anni
fa. Tuttavia, quando si parla del naufragio di una nave, si pensa subito alle
condizioni del tempo e si immagina un mare tempestoso. Eppure questi due famosi
naufragi sono avvenuti con il mare perfettamente calmo.
E quando si parla di mari tempestosi, a tutti noi ritorna
alla mente un libro famoso: l’Eneide, che narra come da una serie di tempeste e
peregrinazioni, di interventi divini e di fatiche umane, sia nata la stirpe di
Roma e del suo glorioso Impero, al quale tutti noi italiani ci sentiamo molto
legati.
Ma fu un naufragio quello che portò Enea nei pressi del
Tevere? Oppure egli scelse volutamente le coste laziali per fondare una nuova
civiltà con gli esuli della sua amata Troia?
Come si racconta nell'Eneide, Enea, figlio della dea Venere,
fuggì da Troia, ormai presa dagli Achei, con il padre Anchise e il figlioletto
Ascanio. La sua meta era l’Etruria la cui popolazione era legata a Troia da
molti fattori, ma il viaggio che egli percorse per raggiungerla fu lungo e
pericoloso. Dopo varie peregrinazioni nel Mediterraneo, Enea approdò nel Lazio
nel territorio di Laurento.
Qui venne accolto con ostilità da Latino, Re di quella
“città stato” ma, secondo una delle tante leggende che raccontano quelle
gloriose vicende, il destino volle che il re italico fosse vinto in battaglia e
costretto a fare pace con l'eroe troiano. Si narra, inoltre, che una volta
conosciuta la figlia del re, Lavinia, i due giovani si innamorassero
perdutamente l'uno dell'altra, anche se la ragazza era stata promessa in sposa
a Turno, re dei Rutuli, che vivevano nel territorio della vicina città di Ardea.
L'amore dei due giovani costrinse il vecchio padre, Latino,
ad assecondare i desideri della giovane figlia ed a permetterle di sposare
l'eroe giunto da Troia, pur sapendo che prima o poi avrebbe dovuto affrontare l’ira
di Turno. Ben presto infatti scoppiò la guerra tra Latini e Troiani da una
parte e Rutuli dall’altra. In una prima fase furono i Rutuli ad avere la
meglio, grazie alla momentanea assenza di Enea, ma il ritorno in campo dell’eroe
troiano segnò la svolta decisiva nel conflitto. Allora Giunone, dea da sempre
ostile ai troiani, sottrasse Turno all'ira di Enea con un incantesimo,
trasportando il re rutulo nel suo palazzo. Ma l’ira di Turno era irrefrenabile
e ben presto i buoni propositi del partito favorevole alla pace furono battuti,
per cui egli ritornò a combattere, scatenando il suo esercito e tentando il
tutto per tutto. Dopo una prima battaglia, terminata a favore dei latini, seguì
una tregua, ben presto violata; nell'ultimo decisivo scontro Turno venne
affrontato in duello da Enea e ucciso.
Nel poema virgiliano i Rutuli sono guerrieri fieri e
valorosi, disposti a tutto per il loro re Turno quando questi dichiara guerra
ai troiani. Dopo la dura sconfitta, la loro civiltà decadde rapidamente e di
essi si è parlato poco per oltre 2000 anni.
La loro stirpe tuttavia è sempre orgogliosa di vivere in
quel territorio che fu sede così cruenti scontri. Al giorno d’oggi il loro nome
è rievocato da un coro polifonico ormai famoso: i “Rutuli Cantores”, che
tengono altro il nome di Ardea e della sua gente con i loro concerti in tutto
il Lazio, ma anche in molte altre regioni italiane ed all’estero, partecipando
a Rassegne e Concorsi corali. La spinta decisiva alla loro notorietà è arrivata
nel 2001, con la direzione del Maestro Costantino Savelloni, già direttore di
un altro complesso polifonico: “Lo Strambotto”, ambientato ad Acilia, un’altra
località storica dell’antica Roma, il quale ha saputo sfruttare due repertori
diversi, se pur simili, per i due cori, ottenendo con entrambi strepitosi
successi.
domenica 23 dicembre 2012
Vacanze sulla neve con il cane
Ci avviciniamo alle vacanze invernali ed è tempo di andare
sulla neve. Ma anche in questo periodo si presenta, pur se in forma
numericamente minore, lo stesso problema che nei mesi estivi fa raccapricciare
il cuore a migliaia di italiani: quello dell’abbandono degli amici a quattro
zampe che non possiamo portare con noi nei luoghi di vacanza.
“Quel giorno la Via
del Mare era piena di traffico. …. Ad un
tratto la loro attenzione fu attratta da una cagnetta quasi bianca, con le
orecchie e la testa chiazzate di un colore marrone scuro, che procedeva anche
lei verso Ostia, zoppicando un pò, ma senza mai rallentare il suo passo. ……
Eppure cosa era accaduto era ben chiaro, non occorreva avere troppa fantasia
per capire come erano andati i fatti! Sicuramente aveva avuto una bella
cucciolata, ma il suo padrone aveva deciso che non poteva o non voleva tenerla.
Sicuramente la povera bestiola era stata buttata fuori di casa, portata chissà
in quale strada fuori città e lì abbandonata, forse con la segreta speranza che
qualche macchina la mettesse sotto, chiudendo definitivamente la partita e non
se ne parlava più. E i cuccioletti? Chissà, forse venduti, oppure buttati in
qualche secchione della spazzatura, come stracci sporchi di sangue. E tutto
questo non per un incidente o un brutto gioco del destino, ma solamente perché
qualcuno di noi uomini, che noi stessi
abbiamo distinto dagli animali e finora giudicato, a torto, “di intelligenza
superiore”, aveva deciso che quella povera bestiola “dava fastidio”. Eppure, la
cosa più sorprendente è che l’animale che ha subito un simile trauma non
reagisce con rabbia e con odio verso il suo padrone, anzi dopo pochi istanti lo
ha già perdonato ed è disposto a farsi toccare ed accarezzare sempre e solo da
lui.”
È un brano
del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida, che in questo momento
dovrebbe far riflettere tutti coloro che si accingono a partire per le vacanze
e sono tentati, sia pur lontanamente, dal compiere un gesto come quello
descritto nel libro. Un gesto di cui poi, ragionando con calma in una casa
ormai vuota di quell’amico a quattro zampe, cane o gatto che sia, che la
riempiva con le sue feste e adesso non c’è più.
A parte
questa riflessione, voglio darvi un aiutino: un elenco di alberghi, nelle
stazioni sciistiche, che accettano i cani come ospiti.
Prov. Aosta:
HOTEL DUFOUR - Comune: Gressoney-La-Trinitè
Prov.
Belluno: SPORT HOTEL CORTINA - Cortina d´AmpezzoProv. Bolzano: HOTEL TOURING - Comune: Santa Cristina Valgardena Località: Santa Cristina
Prov. L’Aquila: HOTEL ORSO BIANCO - Comune: Pescasseroli
Prov. Sondrio: HOTEL CAMINO - Comune: Livigno
Prov. Trento: HOTEL FLORIDA - Comune: Levico Terme
mercoledì 19 dicembre 2012
I Cicloni Mediterranei
Un ciclone
tropicale è un sistema di bassa pressione caratterizzato da una vasta area dove
le correnti sono fortemente ascendenti, ad esclusione di una piccola zona al
centro del ciclone, con tempo estremamente perturbato. Una tale perturbazione è
caratterizzata da numerosi temporali che producono forti venti e pesanti
piogge. Questi cicloni si ingrossano grazie al calore liberato dall'aria umida
che evapora, con conseguente condensazione del vapore acqueo. Sono diversi da
altre tempeste proprio perché hanno un diverso meccanismo di alimentazione del
calore.
La domanda
che ci poniamo oggi, dopo che l’uragano Sandy, pur se al livello di Tempesta
Tropicale, ha causato forti danni a New York, riguarda il nostro Paese e il
bacino del Mediterraneo in cui l’Italia è baricentrica. Gli uragani possono
formarsi o arrivare fin qui? Siamo anche noi a rischio?
In teoria la
risposta è “no!”, in quanto i cicloni tropicali non hanno nulla a che vedere
con le classiche perturbazioni di ogni area del mondo, e quindi anche delle
zone temperate, perchè hanno un sistema “esclusivo” di alimentazione del
calore. Essi si formano vicino all'equatore, a circa 10° di latitudine di
distanza da esso. Inoltre gli uragani che si formano ai Caraibi non si sono mai
spinti all’interno del Mediterraneo.
Tuttavia, pur
con una scala diversa di potenza distruttiva, anche il nostro mar Mediterraneo,
in determinate situazioni sinottiche di fortissima instabilità e con
l’immancabile supporto delle masse d’aria calde e umide stagnanti sopra la
superficie marina, può sfornare dei veri e propri sistemi ciclonici con
caratteristiche tropicali, analoghi alle tempeste tropicali o agli uragani o
tifoni che si formano sul finire della stagione calda sui mari tropicali.
Questo
particolare tipo di perturbazioni vengono classificate con il termine di “TLC”,
o “Tropical Like Ciclones”.
Essi hanno
una estensione molto più limitata, ma attorno al profondo minimo barico
riescono a conservare una grandissima potenza che spesso si traduce con una
intensa attività convettiva al centro, dove si possono celare dei sistemi
temporaleschi particolarmente attivi, e da venti molto forti e turbolenti,
spesso sotto forma di tempesta anche se il “Fetch” non raggiunge mai grandi
estensioni concentrandosi proprio a ridosso dell’occhio.
Per
caratteristiche interne e per forza i “TLC” non hanno nulla da invidiare ai
classici cicloni tropicali che sferzano il settore tropicale dell’Atlantico, il
Pacifico e l’oceano Indiano.
Questi
profondi vortici ciclonici tropicali mediterranei si formano molto spesso nella
stagione autunnale, fra Agosto e il mese di Gennaio, nel periodo dell’anno in
cui le temperature delle acque superficiali dei mari mediterranei raggiungono i
massimi valori, anche con picchi di +27° +28° su tratti del mar Libico.
In anni
recenti si sono verificati numerosi casi di Tropical Like Ciclones, giusto per
fare un esempio, quello avvenuto il 15 gennaio 1995, il "Medicane"
(uragano mediterraneo) "Samir", dell’Ottobre 1996, l’”Uragano Vince” del
2005 che si formò davanti le coste lusitane, e la tempesta tropicale “Grace” del
2009.
Entrambi i
sistemi, molto profondi, erano provvisti di una forte attività convettiva
attorno l’occhio e da venti con intensità di uragano, ad oltre i 130 km/h.
Si spera quindi che, quanto prima, anche i paesi dell’area
mediterranea, cosi come si fa negli USA, in Cina, Giappone o Taiwan per
difendersi da uragani e tifoni, si dotino di una rete di monitoraggio più
all’avanguardia per cercare di svelare i tanti misteri che ancora si celano
dietro queste impressionanti quanto spettacolari perturbazioni tropicali.
sabato 24 novembre 2012
Il buco nell'ozono
L'ozono è un gas le cui molecole sono formate da tre atomi
di ossigeno. È un gas instabile in quanto tende a riconvertirsi in ossigeno
(biatomico), per cui non può essere prodotto e commercializzato in bombole come
gli altri gas industriali. Esso è dotato di un forte potere ossidante e, come
tale, viene impiegato per sbiancare e disinfettare, in maniera analoga al
cloro.
L’interesse per questo gas si è enormemente amplificata da
quando si è scoperto il cosiddetto “buco nell'ozono”, cioè una riduzione
ciclica dello strato di ozono stratosferico (ozonosfera) che si verifica in
primavera sopra le regioni polari. La diminuzione può arrivare fino al 70%
nell'Antartide e al 40% (2011) nella zona dell'Artide.
Si è saputo così che l’ozono, pur se è esplosivo e velenoso,
quindi pericoloso per l’uomo, tuttavia si trova solo lontano dalla superficie,
a grandi altitudini di almeno 10.000 metri. La quantità di ozono presente
nell'aria è molto bassa, anche nella stratosfera, la regione dell'atmosfera in
cui è maggiormente concentrato, non supera lo 0,00001% della composizione
chimica.
L'ozono tuttavia svolge una importantissima azione positiva!
Esso infatti è in grado di assorbire i raggi ultravioletti provenienti dal
Sole. Queste radiazioni sono letali per la vita: senza la protezione dell'ozono
raggiungerebbero la superficie del nostro pianeta. Le piante morirebbero, i
mari sarebbero caldissimi e inabitabili. Quasi tutti gli animali sarebbero
colpiti da ustioni, cecità, tumori. La presenza dell'ozono, perciò, costituisce
una sorta di sottile involucro protettivo intorno alla Terra che filtra la
quasi totalità dei raggi ultravioletti.
Recentemente è stato scoperto che la quantità di ozono
nell'atmosfera sta diminuendo pericolosamente, soprattutto nel continente
antartico. Questo fenomeno è dovuto all'inquinamento dello dalla immissione in
esso di sostanze che funzionano da “catalizzatori” ovvero sostanze che accelerano
enormemente la riconversione in ossigeno dell’ozono appena formato. Gli scienziati
hanno indicato nei clorofluoroidrocarburi (CFC) i responsabili
dell'impoverimento di ozono. Il CFC è presente in alcuni fertilizzanti
agricoli, nei frigoriferi, nei condizionatori d'aria e in alcune comuni
bombolette spray.
La necessità di affrontare il fenomeno considerandone tutti
gli aspetti e le ripercussioni su scala globale ha spinto i rappresentanti
delle comunità scientifica, politica ed economica a confrontarsi in periodici
incontri, che hanno l’obiettivo di stabilire strategie comuni di intervento.
I primi studi in tal senso risalgono al 1982, quando i
governi presero alcune precauzioni, come la riduzione della produzione e del
consumo di gas Clorofluorocarburi (CFC contenuti nelle bombolette spray e nei
circuiti di raffreddamento) il cui uso venne ridotto drasticamente nel 1988 a
seguito del Protocollo di Montreal. Inoltre a partire dal 1990 oltre 90 Paesi
decisero di sospendere la produzione di CFC. Oggi il CFC è stato sostituito dai
composti Idrofluorocarburi (HFC) che non contengono atomi di cloro e di bromo e
non sono dannosi per l’ozono.
Per gli usi industriali, l’ozono viene generalmente
preparato al momento dell'utilizzo attraverso apparecchi detti ozonizzatori che
convertono l'ossigeno dell'aria in ozono tramite scariche elettriche.
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