domenica 19 agosto 2012

Le città della Terra sono in espansione


È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida

Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:






«Le città della Terra sono in espansione,» disse, scandendo le parole ed usando un tono serio e professionale, «esse trasformano le superfici piane in aree ricche di pareti verticali, aumentando a dismisura i punti di assorbimento dei raggi solari.

Molte persone, poco esperte sulla meteorologia e ignare delle proporzioni tra la quantità di energia che la Terra riceve dal Sole in modo naturale e quella che noi uomini produciamo artificialmente tramite i termosifoni o gli scarichi delle nostre autovetture, pensano che la causa principale del riscaldamento globale che sta avvenendo nell’ultimo secolo, di cui si parla tanto, sia dovuta proprio ai riscaldamenti domestici o al traffico stradale, ma non è così. In effetti l’energia che il nostro pianeta riceve dal sole è migliaia di volte più grande di quella che produciamo artificialmente, per cui il riscaldamento delle aree urbane è dovuto quasi esclusivamente al differente modo con cui i raggi solari vengono assorbiti su un terreno di campagna o su un agglomerato urbano. Vi è poi un fattore diverso che contribuisce al riscaldamento dello strato di atmosfera più vicino al suolo, ed è dovuto all’effetto serra prodotto da alcuni gas presenti nell’atmosfera, ma in questo momento non ci stiamo interessando di questo secondo argomento.»  

Con poche ma precise parole egli capovolse le idee sbagliate che molti dei presenti avevano sulle cause dell’aumento della temperatura nel primo strato di atmosfera che avvolge la Terra. Quindi spiegò quelle sue prime affermazioni, che aveva detto come antefatto, giusto per far capire ciò di cui voleva parlare, in modo più scientifico e particolareggiato.

«Il calore generato dagli scarichi delle automobili ed in generale dalle attività industriali e dai mezzi di trasporto, o quello prodotto dai termosifoni, hanno una influenza del tutto marginale.» affermò con la sicurezza di chi ha studiato a fondo il problema. «La causa principale del riscaldamento ambientale è dovuta  alla quantità di energia che il suolo assorbe dai raggi solari. Un terreno piatto assorbe l’energia di un raggio incidente, proveniente dal Sole, una sola volta. Il raggio viene poi riflesso verso il cielo e non colpisce più la superficie terrestre.

Al contrario, un raggio solare che colpisce una città si trova immesso in una struttura ad U, formata dalla strada in basso e dalle pareti dei palazzi ai lati. In queste condizioni, il raggio solare che arriva con una certa angolazione, colpisce inizialmente la facciata di un palazzo, la quale assorbe una prima percentuale del calore che il raggio trasporta. Poi il raggio viene riflesso verso il basso e colpisce il suolo, dove rilascia un’altra percentuale di energia che gli era rimasta ed infine si riflette di nuovo sulla facciata dell’edificio dall’altra parte della strada, prima di dirigersi verso il cielo. In questo modo riscalda il suolo tre volte prima di disperdersi, mentre in un’area priva di pareti verticali rilascia il suo calore una sola volta.

Questa differenza, che a prima vista potrebbe sembrare banale, in effetti è il fattore principale del riscaldamento ambientale che si sta verificando sul nostro pianeta. Il Sole infatti è la fonte naturale di energia che illumina e riscalda la Terra. Essa è talmente più alta, rispetto alla somma di tutte le altre fonti di energia prodotte dall’uomo in modo artificiale che, al suo confronto, esse risultano del tutto irrisorie.

L’effetto serra, legato all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera, è anch’esso un fattore molto importante, ma  riguarda un principio fisico diverso anche se, naturalmente, è da tenere in forte considerazione, perché contribuisce  all’aumento della temperatura sul Pianeta per altri motivi.»  

Aggiunse questa precisazione, guardando fisso il rappresentante del Ministero dell’Ambiente, un suo ex collega con il quale aveva lavorato assieme per qualche tempo presso il centro sperimentale dell’ENEA. Egli, nel corso degli anni era diventato il più potente sostenitore dell’ipotesi che l’aumento globale della temperatura sulla Terra fosse dovuto principalmente all’effetto serra. Questi aveva già aggrottato le sopracciglia ed era pronto a controbattere la tesi di Alex, a sostengo dell’aumento della temperatura per effetto serra, ma Alex continuò la sua esposizione con voce ferma e sicura: «Del resto gli scarichi industriali, oltre al calore immesso direttamente nell’atmosfera, sono responsabili dell’aumento della temperatura terrestre anche per un altro motivo.


lunedì 2 luglio 2012

La Smith & Wesson

È un brano del libro: “L'anno del Niño” di Alfio Giuffrida

Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:








La poca luce illuminava il corpo del marito, riverso sulla scrivania, come se stesse dormendo, tuttavia non c’era alcun disordine nel resto della stanza semibuia. Si avvicinò in silenzio e lo scosse dalle spalle, ma lui non si mosse. La donna si rese subito conto che era accaduto qualcosa di molto grave, ma non aveva ancora capito cosa, il suo cervello non riusciva più a connettere e ragionare. Senza che lei se ne accorgesse, dalla sua bocca uscì un urlo di disperazione: «Luca? Che hai fatto? …  Rispondimi per carità, non abbandonarmi proprio adesso!»

Quella fu la prima volta in vita sua che vide il marito non più come un essere superiore, quasi divino, da venerare ed ossequiare, verso il quale il sentimento più profondo che lei sentiva era il rispetto. In quel momento, per la prima volta in vita sua, lo vide come una persona qualsiasi, verso il quale poté finalmente nutrire una strana sensazione di tenerezza e di affetto. Finalmente sentì verso di lui quel sentimento di amore che non aveva mai provato fino ad allora. In quel momento capì che anche lui, in fondo, era un comune essere mortale.

Il suo corpo si irrigidì, spalancò gli occhi, le vene del suo collo si ingrossarono a dismisura e lei gridò di nuovo con tutta la forza che aveva in gola: «Luca, che hai fatto? … Perché ti ho parlato in quel modo? Perché ho approfittato tanto della tua forza e della tua saggezza? E adesso cosa faccio? Cosa faranno Susanna ed il bambino senza di te? … Rispondimi per carità, non te ne andare!»

Era disperata, affranta, terrorizzata da quella nuova e grave situazione che si era verificata all’improvviso e che lei non aveva previsto. Come avrebbe fatto ad affrontare, da sola, il resto della sua vita? Come avrebbe dovuto risolvere i problemi della sua famiglia, lei che non si era mai preoccupata neanche di analizzarli un po’? Lo abbracciò con forza e lo baciò sulla testa, dove il sangue scorreva più copioso. Ma lei non vide nient’altro che il marito accasciato sulla scrivania, non badò se fosse morto oppure vivo.

Poi si scostò e lo scosse dalle spalle. Lo guardò con attenzione e vide che la sua mano destra stringeva ancora la pistola fumante. Era quella che lui teneva sempre nel cassetto della scrivania, della quale parlava raramente, ma quando qualcuno apriva il discorso sull’opportunità di tenere una pistola in casa, lui nominava con orgoglio quell’oggetto che lui custodiva come un feticcio.

«Quella non è una pistola qualsiasi», diceva con voce solenne, mentre i suoi occhi brillavano di una stana luce,  «quella è proprio un gioiello della tecnica! È una “Smith & Wesson” con il manico intarsiato, di grande pregio e costruita con materiali di assoluta purezza, che ho comprato a New York, una volta che andai in quella città per un convegno di lavoro. Era in una armeria piccola ma specializzata in pistole di precisione,  il proprietario era un generale a riposo dell’esercito federale statunitense, che me la consigliò spiegandomi i suoi innumerevoli pregi. In effetti notai anch’io l’enorme differenza tra la pistola d’ordinanza che avevo imparato ad usare durante il servizio militare e quel gioiello, che oltre ad essere un’arma può sicuramente essere considerata un oggetto di culto e di vanto. Io la tengo custodita sempre sotto chiave, in un cassetto dove posso accedere solo io, ma se qualche ladro riuscisse ad entrare in casa mia, dovrà fare i conti con quella. E poi vedremo se qualcuno riuscirà a mettermi in galera».

La moglie ricordava l’orgoglio con cui il marito diceva quelle parole e, pur non capendo nulla di armi, guardava quell’oggetto come una fonte di sicurezza in casa, in rispetto alle lodi che le faceva il marito. E invece quell’arma così enfatizzata l’aveva usata proprio contro se stesso.


La leggenda di Penna, carta e calamaio

È un brano del libro: “L'anno del Niño” di Alfio Giuffrida

Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:








“Si narra che una notte, un grande scrittore, stanco per aver completato il più bel romanzo della sua vita, si fosse addormentato sull’ultimo foglio che aveva appena scritto, dimenticando la candela ancora accesa. In quella atmosfera da favola, con la poca luce che illuminava l’uomo dormiente e tutti i suoi oggetti più cari che gli stavano intorno, la penna, come per incanto, cominciò a muoversi e parlare. Cercò di sfilare il foglio da sotto la testa dello scrittore, con la curiosità di leggere per prima la sua opera. «Fatti forte e cerca di non romperti», disse austera alla carta mentre la tirava da un lembo, «altrimenti l’opera che “io” ho scritto potrebbe lacerarsi ed andare perduta, nonostante tutto l’impegno e la fatica con cui “io”mi sono impegnata a scriverla!».

«Ma stai scherzando», rispose indignata la carta, «il romanzo è tutta opera mia ed infatti, come vedi, sono io a custodirlo. Tu ti sei solo consumata strisciando su di me e lasciando una traccia di sporco sul mio corpo, ma sono “io” la vera detentrice dell’opera. Senza di me essa non esisterebbe».

A quel punto intervenne il calamaio, che si scorgeva appena dietro i pochi capelli dell’anziano scrittore. «Smettetela di litigare per qualcosa che non appartiene a nessuno di voi due. Un romanzo, come qualsiasi scrittura non è altro che un modo molto intelligente di ondeggiare dell’inchiostro su una superficie liscia, per cui è chiaro che sono solamente “io” l’autore del racconto. La penna e la carta non sono importanti, ciò che conta è l’inchiostro. Ma esso può essere spalmato anche su un muro o su una tavoletta di legno, può essere steso con un pennello o con un penna d’oca, eppure anche in quel modo può essere ugualmente interessante ed affascinante».

Il loro battibeccare coinvolse tutti gli oggetti che erano nella stanza, i quali cominciarono ad animarsi anche loro ed a schierasi a favore dell’uno o dell’altro dei contendenti, oppure a reclamare a loro volta la paternità dell’opera. Nel loro contendersi facevano parecchio brusio, che tuttavia non svegliava il vecchio, stanco non nelle mani, ma nella mente, la quale tuttavia era sveglia e sorrideva di quell’agitazione con un’aria di grande superiorità, ben conscia di essere lei e solo lei l’autrice di un’opera così affascinante.

Ad un tratto tuttavia si sentì un sorrisetto appena accennato, che non si capiva da dove venisse. Era come se qualcuno vegliasse su tutti loro ed in quel momento si stesse compiacendo non solo del romanzo che Lui e solo Lui aveva ideato, ma anche di quell’uomo, che Lui aveva creato a sua immagine e somiglianza, nonché di quella mente e di tutti gli altri oggetti che si trovavano sulla Terra.

Tutti si zittirono e cominciarono a raccogliersi in se stessi, pensando a loro volta chi aveva potuto creare la penna o la carta o l’inchiostro. Anche la mente ebbe i suoi dubbi: «Ma come faccio io ad esistere?», si chiese. «Chi ha inventato l’uomo? È effettivamente il frutto di un padre ed una madre, oppure è stato ideato e realizzato da un Essere superiore, del quale tutti noi non abbiamo neanche idea di come sia fatto o quanto sia grande? Forse i corpi dei due genitori hanno fatto solo da tramite per la realizzazione di qualcosa che nessun uomo, da solo,  sarebbe in grado di progettare o costruire?

Sicuramente per ottenere un essere animato serve molto di più della semplice carne, qualcosa che nessuno di noi riesce ad immaginare. Noi non sappiamo chi possa avere questa capacità ed intelligenza superiore, sappiamo solo che esiste ed è immensamente più grande di noi. Al suo confronto siamo talmente piccoli, o talmente ignoranti, che non riusciamo a vederlo, ma sappiamo solo che esiste ed oltre l’uomo, nel senso materiale, ha anche ideato una mente, che ha posto dentro di lui. Forse», pensò la mente a voce alta, mentre tutti gli oggetti ascoltavano in silenzio, facendosi piccoli piccoli, impauriti da quella evidente verità «è proprio Lui che ha scritto il romanzo e creato tutte le altre cose che si trovano nell’Universo, mentre noi abbiamo solo fatto da tramite alle sue realizzazioni?». Così l’incantesimo finì, tutti stettero di nuovo zitti e la pace ed il silenzio regnò di nuovo su quella scena.”



lunedì 25 giugno 2012

I Tupamaros

Ennesima domenica di sangue in Nigeria. Attentati contro tre Chiese Cristiane hanno causato oltre venti morti, tra cui quattro bambini. Nessuna rivendicazione, ma la modalità è la stessa usata dal gruppo islamico dei Boko Haram. Secondo alcuni testimoni oculari, gli autori dell'attacco sono stati circondati dalla folla dei fedeli e sono stati linciati.

Ci chiediamo che cosa sia, effettivamente, il terrorismo e se le sue azioni siano, in qualche caso, giustificabili.  

Un profondo conoscitore della sua realtà, come Gianni Minà, (vedi il sito  http://www.misteriditalia.it/terrorismo-internazionale/america-latina/)  ha definito l’America latina il "continente desaparecido".

A fronte delle sue potenzialità, delle sue ricchezze naturali, della sua grande cultura popolare, della vitalità dei suoi popoli il Sud America oggi non è altro che questo: un pezzo di mondo che sta lentamente scomparendo e annegando nella miseria, nella violenza, nel caos.

Altri hanno definito il terrorismo “un’arma feroce quanto efficace, violenta quanto spettacolare, criminale e al tempo stesso politica. Ma soprattutto il terrorismo è un’arma.”.

Personalmente penso che qualsiasi problema esiste all’interno di una nazione, di una comunità o di un gruppo ristretto di persone, debba essere innanzi tutto “discusso”. È solo la discussione che può risolvere i contrasti, in modo completo e duraturo. Ma per discutere dobbiamo essere propensi a rinunciare a qualcosa!

Per questo, quando ho scritto il mio primo romanzo, ho pensato ad accendere i riflettori su questa necessità. Ho preso un episodio a caso, per il solo fatto che era avvenuto in coincidenza di un forte episodio del fenomeno del Niño in quella stessa parte del mondo. L’attacco avvenuto  in Perù, ad opera dei guerriglieri “Tupamaros”  a dicembre del 1996, quando un gruppo di circa 500 personalità diplomatiche che si trovavano all’interno dell’ambasciata del Giappone, per un ricevimento ufficiale, sono state sequestrate con una azione terroristica. Eccone qualche brano:   

“L’assalto all’Ambasciata del Giappone a Lima, non era stato un scherzo da poco, di quelli che si risolvono in tre ore. Ad effettuarlo era stato un gruppo di 14 terroristi del gruppo dei Tupac Amaru, guidati da Nestor Cerpa Cartolini, ovvero il comandante Evaristo, che si erano introdotti in Ambasciata durante la festa per il compleanno dell' imperatore giapponese. Ad un tratto, durante il banchetto, un boato squarciò il salone del ricevimento, poi l’inferno. Vennero prese in ostaggio circa 500 persone tra gli oltre 600 invitati e il personale di servizio. «Trattiamo solo con il presidente Fujimori», scandivano i terroristi, che in cambio del rilascio degli ostaggi chiedevano la liberazione di un grande numero di loro compagni allora in carcere, tra cui il leader Victor Polay, detenuto da quattro anni.

E i guerriglieri Tupamaros non erano gente che scherzava. Essi si ispiravano a Túpac Amaru, l’ultimo sovrano Inca, nato a Vilcabamba nel 1530 e morto a Cuzco, il 24 settembre 1572, nel tentativo di restaurare l’Impero Inca dopo la conquista spagnola.”

Certo, in quel momento, quel gruppo di uomini disperati erano esaltati dalle proteste della gente, sicuramente vessata da delle ingiustizie. Ma era quello il modo di risolverle? Così nel romanzo viene messa in luce un’altra verità, sicuramente scomoda ai terroristi, che si rifiutano di accettarla.

“La gente a volte parlava dei Tupamaros come dei liberatori, paragonandoli a Che Guevara. Ma era proprio così? Alcuni criticavano la politica di Fujimori ma pochi credevano che quella dei terroristi potesse essere una soluzione valida per il governo del Perù.”

E poi, i terroristi sono effettivamente convinti di ciò che fanno, o la maggior parte di loro è interessata solamente alla ricompensa ottenuta per l’azione di sommossa che hanno realizzato? Certo che, dai resoconti di quell’azione a Lima si è venuto a sapere che:  

“Le notizie che arrivavano all’esterno non erano per nulla rassicuranti, si parlava di spari all’interno dell’ambasciata, ma erano solo delle voci, forse niente o forse decine di morti e feriti. L’unica cosa che si sapeva per certo, era il fatto che era stato organizzato un torneo di calcetto tra i terroristi e gli ostaggi, la qual cosa era vista come un esempio di grande socializzazione tra i più stretti seguaci dei Tupamaros, mentre la gente comune si convinceva ancora di più che ai terroristi interessava poco la sorte del popolo, ma solo quella dei loro compagni in carcere che vo-levano liberare. Per il resto, fuori non si sapeva nulla, ed era proprio quella la paura. Manuela era disperata, se era vero che in Perù c’era povertà e fame, era pure vero che lì si combatteva con la morte.”

E alla morte per fame loro avevano aggiunto quella del terrore, o della bestialità umana. Si perché le mamme dei civili uccisi dai terroristi, non piangono i loro figli in modo diverso. Il fatto che essi siano morti per una azione di terrorismo, pur se ne condividevano i fini, certo non le consola più di tanto.

E allora? Come ho sempre detto ….. discutiamone!

Altre notizie di carattere scientifico o sociale. si possono trovare sul sito : http://www.meteoweb.eu/, nella rubrica “La meteo pillola”.


mercoledì 13 giugno 2012

Padre padrone

Il problema del “padre padrone” esiste ancora??? Era molto in voga un secolo fa, al tempo della emancipazione della donna, ma poi sembrava del tutto scomparso. Adesso invece sono i giovani a non saper decidere sui fatti più essenziali della loro vita. Il crollo della famiglia ha fatto mancare loro quella “educazione” che era ed è essenziale per affrontare i sacrifici che la vita impone e quando c’è da prendere una decisione i giovani non sanno prenderla. Ecco che allora interviene il padre, che prende una decisione! Ma è quella giusta? Oppure è quella che è convenuta a lui? Oppure è il padrigno a prenderla? E, in questo caso, è ciò che serve al giovane o il padre se ne è solamente “lavato le mani”??

Nel libro “L’Anno del Niño” si affronta tale argomento, per discuterne.

Ecco il brano in cui Manuela ha bisogno del consiglio del padre, mentre lui, con tanta ignoranza e senza neanche un po’ di diplomazia,  “se ne lava le mani”, gettando la figlia nello sconforto.



<< Ad un tratto vide sulla riva sinistra un gruppo di capanne fatte un po’ meglio delle altre, si avvicinò e in lontananza scorse la figura di Manuela. Era seduta su una panca e guardava verso il mare, ma il suo sguardo era assente, la sua mente era altrove.

Si diresse verso riva e cominciò a chiamare l’amica e fare gesti con le braccia, ma lei non si mosse, ad un tratto dalla capanna uscì il nonno, che riconobbe Isabella e le fece cenno di avvicinarsi.

Quando Beppino abbracciò Isabella, fra di loro ci fu grande commozione, piansero assieme di gioia e di dolore, affranti entrambi nel vedere lo sguardo di Manuela, che da quando si era allontanata dal padre era rimasto sempre perso nel nulla e la sua bocca non aveva più proferito alcuna parola.

In quel momento avvenne un piccolo miracolo che il nonno notò subito e lo fece gioire: sulle guance di Manuela era apparsa una lacrima. Fu quello il primo segno di esternazione di un dolore profondo, troppo a lungo cementato nel suo cuore. Questo riaccese nel nonno la speranza di una prossima guarigione di Manuela e la gioia lo fece ridere e saltare come un ragazzino, vide le due donne avvicinarsi e stringersi in un caloroso abbraccio e questo fu per lui la grazia più grande che il Signore gli avesse potuto concedere.

«Sei tornata da me,» disse Manuela alla sua amica ritrovata, «c’è ancora qualcuno con cui mi posso confidare, a parte il nonno. Aiutami Isabella, ti voglio bene, solo tu puoi aiutarmi».

Erano due mesi che Manuela non parlava, non rideva e non piangeva, mangiava solo qualcosa perché imboccata dal nonno, il suo sguardo era rimasto vuoto da quando, tornata a casa dal suo viaggio a Parigi, con lo sguardo assente e la mente vuota, con un filo di voce aveva detto alla madre quello che era successo. Avrebbe voluto una reazione dalla madre, che potesse scuoterla dallo stato di torpore in cui era caduta, avere un bambino da far nascere, da una persona che non si ama, non è cosa da poco, aveva un’amica, ma in quella stessa occasione l’aveva persa. Purtroppo la madre non aveva saputo darle una parola di conforto, la sua educazione familiare era di quelle in cui era sempre l’uomo a decidere tutto. «Vai da tuo padre,» le aveva detto, «vedi cosa ti dice lui». Ma con il padre era andata peggio, forse non aveva capito la gravità della depressione in cui era caduta la figlia, alla quale dette solo l’impressione di averlo disturbato cercando di coinvolgerlo nel dovere affrontare un problema, nel quale non voleva assolutamente essere coinvolto.

Manuela aveva assolutamente bisogno di una parola di conforto, ma in mancanza avrebbe sicuramente preferito una reazione anche violenta, uno sfogo brutale da “padre padrone”, ma l’indifferenza no! Si sentiva rifiutata come figlia, abbandonata con il suo carico di responsabilità e dolore e sola, completamente sola ad affrontare la vita e i suoi problemi.

Da allora Manuela non aveva più parlato, neanche con Antoine, l’unico che era venuto a trovarli, poichè il nonno aveva telefonato a quel numero che la nipote custodiva gelosamente nell’agenda. Anche lui aveva affrontato un viaggio avventuroso per trovarli, oltre il volo da Parigi a Quito, seguendo le istruzioni che gli aveva fornito il nonno, era arrivato in macchina fino ad Esmeraldas e da li, non riuscendo a trovare altro modo per raggiungere la costa, aveva noleggiato un elicottero e si era fatto portare nella zona delle “capanne degli indigeni”, fino a trovare il vecchio bianco che parlava spagnolo.

Era sceso dall’elicottero con una scaletta a corda, così i due vecchi avevano parlato un po’ ed assieme erano andati da Manuela, lei lo riconobbe e pianse molto, ma non riuscì a dire una parola a quel brav’uomo che pure cercava di consolarla. Così Antoine dovette andar via, l’elicotterista che era rimasto in volo sopra l’isola fece cenno che non poteva aspettare più a lungo. Dette al nonno un bel po’ di soldi, che da allora lui tenne ben nascosti nella capanna, forse un giorno, tra la gente che ne conosce il valore, sarebbero potuti ritornare utili, ma in quella capanna non servivano a nulla, loro vivevano del pesce che pescava il nonno con la sua barca e non avevano bisogno d’altro.

>> 

Questi fatti accadono solo dove la popolazione è più arretrata o accadono anche in Italia. Esprimete il vostro parete tramite un commento.

Se invece volete leggere il libro, vi fornisco i link dove acquistarlo on line, a prezzi scontati:



Altre notizie di carattere scientifico si possono trovare sul sito : http://www.meteoweb.eu/ 


mercoledì 6 giugno 2012

Le medicine alternative

Al giorno d’oggi molte persone, soprattutto tra i giovani, hanno poca fiducia nella medicina tradizionale. Quando ci sentiamo male ecco allora che molti si rivolgono alle “medicine alternative”. Ma cosa sono? Possiamo fidarci di esse? E vero che: “se non curano la malattia, almeno non fanno male, come i medicinali tradizionali”?



Il sito wikipedia le boccia in toto: “Con il termine medicina alternativa si fa riferimento a un variegato e non omogeneo sistema di pratiche[1] per le quali non esiste prova dell'efficacia[2] o che se sono state sottoposte a verifica sperimentale ne è stata ravvisata la inefficacia (o, per talune di esse, anche la pericolosità)[2]. Per tali motivi non vengono ricomprese nell'alveo della medicina scientifica.” ( Da <http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina_alternativa>  del 6/6/2012).

Il discorso quindi è interessante, soprattutto perché tocca la nostra salute.

Nel romanzo “Deserto Verde”, di Alfio Giuffrida, ad un certo punto compare la figura di uno sciamano!  È uno dei personaggi principali del libro. Buin, questo il nome del veggente, è nato” in Siberia, a Ulan Ude, nei pressi del lago Baikal, da una nobile famiglia di Buriati. Da bambino venivo condotto dai parenti della mia etnia alle sedute sciamaniche che si svolgevano in molti villaggi della Buriazia. Fin da giovane cominciai a dare dimostrazione dei miei poteri sul rito sciamanico, chiamando e accogliendo in me gli spiriti degli antenati. Affinai anche l’uso delle armi, con il fucile riuscivo a colpire il centro del bersaglio cento volte su cento.” (è un brano tratto dal libro).  

Secondo lo sciamanesimo esistono quindi delle persone dotate di poteri soprannaturali che gli permettono di curare le persone affette da alcuni mali che, per la medicina moderna ed ufficiale, sono incurabili.

Nel romanzo egli si trova costretto a curare una ragazza ormai spacciata perché è stata morsa da un ragno velenoso. Lui ha l’antitodo adatto a quel veleno, lo spalma sulla pelle dove la ragazza è stata morsa e inizia la sua danza rituale, quella che estrarrà il morbo attraverso la pelle. Ma non accade nulla. Buin aumenta la dose del suo unguento e riprende con più forza la sua danza liberatoria, ha usato  una quantità tale che sarebbe in grado di scacciare il male da qualsiasi persona, ma vede che ancora non è sufficiente, su quella donna il suo rito  non ha effetto. Alla fine una luce lo illumina, quella ragazza non reagisce al rito satanico classico perché …. è anche lei una sciamana!  È sua figlia, che lui non sapeva di avere avuto, perché concepita in una notte in cui una donna straniera che stava fuggendo, si era rifugiata da lui.

Ma al di là del racconto, gli sciamani esistono davvero oppure è solo una leggenda?

In effetti, uno dei motivi per cui ho inserito quel brano nel libro “Deserto Verde”, è perché volevo accendere una discussione sulle medicine alternative: dalla omeopatia all’agopuntura, dalla chiropratica all’ipnosi. Poi i miei sforzi si concentrarono sul sufismo (anche questa pratica è un campo nuovo, tutto da scoprire) e lo sciamanesimo. Lo scopo che ho voluto dare ai miei libri è quello di destare la curiosità, mia e dei miei lettori, sulle cose di cui abbiamo poca conoscenza o, addirittura , non sappiamo nulla. Eppure esistono e, adesso che tramite internet possiamo conoscere ciò accade, o è accaduto,  in tutte le parti del mondo, è interessante parlarne, per saperne almeno qualcosa! Invito quindi i lettori che ne sanno più di me (medici o praticanti delle medicine alternative, o chiunque altro è in grado di dare notizie documentate) di fare i propri commenti su questo blog.

Quando ho scritto il libro, io ho consultato il sito: <  http://www.mednat.org/sciamani.htm > , dove  ho letto che lo sciamano è: “Uomo di medicina e di religione, figura rinvenibile originariamente presso le culture dei cacciatori-raccoglitori scarsamente strutturate, tecnologicamente poco evolute e omogenee.”.  E inoltre: “Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, è essenzialmente un medium, ..”.

Sul sito: < http://it.wikipedia.org/wiki/Leggende_sugli_sciamani_siberiani >  ho trovato una leggenda attorno a questi personaggi, quella dello “Sciamano Syngaaga-Suoch “:  La leggenda narra che venne chiamato in questo modo, ossia "lo sciamano senza mascelle" perché venne catturato per ben tre volte e fatto a pezzetti da un malintenzionato e miracolosamente lo sciamano risuscitò ma al posto delle sue mascelle bruciate gli furono inserite quelle di un vitello. Questo sciamano visse a lungo ed in punto di morte chiese di essere portato alle foci del fiume Botoma (affluente del Lena) dove morì. Ancora oggi, secondo la leggenda, gli abitanti di Botoma cercano di non incitare le mucche a muggire per timore che lo spirito dello sciamano risponda. Secondo la bibliografia data da Wikipedia, questa leggenda si trova su: "Leggende sugli sciamani siberiani", di Luciana Vagge Saccorotti, Fabbri Editori Rcs, Milano, 2001, pag.129-134.

Un’altra storia interessante, raccontata sullo stesso libro della Saccorotti, è quella dello sciamano “Bjukes-Jullejeen”: La leggenda narra che durante un terribile temporale il protagonista, che fino ad allora aveva avuto una vita normale, venne colpito da un fulmine e ridotto in briciole. Sembrava morto, ma invece dopo poco tempo si mostrò a suo dire risorto ed in bella forma grazie al dio del tuono e del fulmine Sjujule-Chaan che ha dissezionato il suo corpo e lo ha fatto rinascere sciamano. Bjukes-Jullejeen aveva un fratello anche lui sciamano ed era figlio di un altro leggendario sciamano.

Nel frattempo che la composizione del mio libro andava avanti, trovavo entusiasmo a leggere storie tanto strane, per cui avevo voglia di farne partecipi i miei lettori ma, al tempo stesso, mi rendevo conto che quella in cui mi stavo inoltrando non era la mia materia, per cui cercavo notizie certe, rivolgendomi a persone che avessero compiuto degli studi su questa materia. Navigando in rete ho trovato il seguente sito: < http://www.sciamanesimo.com/homepage.html >, cui corrisponde l’indirizzo e-mail: < info@sciamanesimo.com >, al quale ho scritto per saperne di più, ma dal quale non ho avuto risposta. E allora ??? Ho completato il libro con le informazioni che avevo e quel po’ di bibliografia che ho riportato. Ne è venuta fuori una storia interessante. Il libro “Deserto Verde” edizioni Aracne è in libreria, anche se si trova più facilmente in rete. Vi fornisco due link dove si trova a prezzi scontati:



Se sapete qualcosa di più vi prego di farmelo sapere.

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lunedì 4 giugno 2012

L’energia di un temporale

Per dare un esempio della quantità di energia che genera un fenomeno meteorologico,  Francesco prese in considerazione un fenomeno ricorrente che si verifica molto spesso alle nostre latitudini temperate: un temporale sulla Pianura Padana, di quelli che nel mese di agosto avvengono quasi quotidianamente.

«La pioggia cade da un’altezza media di almeno 4.000 metri», continuò Francesco, «ed è facile capire che portare una tonnellata di acqua dal livello del mare a tale altezza richiede una notevole quantità di energia. Se calcoliamo la quantità di acqua che cade al suolo durante un temporale di media intensità, possiamo renderci conto dell’energia che entra in gioco in un evento che accade molto frequentemente».  Anche lui aveva preparato un file in “power point”, in esso aveva scritto alcuni dati climatici, contornati da alcune foto del Centro Meteorologico di Pratica di Mare.
«Dai dati meteorologici d’archivio, che si possono consultare accedendo al sito del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, vediamo che durante un temporale, neanche molto intenso, della durata di circa un’ora, possono cadere tranquillamente 20 millimetri di pioggia. Consideriamo che un temporale sulla Pianura Padana può interessare con molta facilità un’area grande quanto la città di Milano, diciamo almeno otto chilometri di raggio.


Con un semplice calcolo matematico, possiamo vedere che un millimetro di pioggia distribuito su una superficie di un metro quadrato, corrisponde ad un litro di acqua, su un chilometro quadrato corrisponde a un milione di litri d’acqua, ovvero 1.000 metri cubi.

Una superficie circolare di 8 km di raggio corrisponde ad un’area di 200,960 chilometri quadrati. Moltiplicando questo valore (200,960 kmq) per 1.000 (metri cubi), per 20 (20 millimetri di pioggia anzicchè 1 mm), otteniamo la cifra di 4.019.200 metri cubi di acqua, caduta nell’area di Milano, nel corso di un temporale, che dura circa un’ora.

Per dare un’idea di questa quantità, considerando che un’autocisterna può pesare al massimo 45 tonnellate e quindi trasportare circa 30 metri cubi di acqua, occorrono ben 133.973 autocisterne per trasportarle. Considerando infine che un’autocisterna è lunga circa 12 metri, se esse venissero messe in fila in un’autostrada, una dietro l’altra, formerebbero una coda lunga 1.608 chilometri, oltre la distanza tra Milano e Reggio Calabria.

Possiamo renderci conto dell’energia di un temporale, considerando questa enorme quantità di acqua e supponendo che l’energia sia stata impiegata solamente a trasportare l’acqua dal suolo fino ad una quota media di 4.000 metri».



È un brano del libro di Alfio GIUFFRIDA, "L'anno del Niño ", Editore: Aracne. Si può acquistare in libreria, oppure on line, sul sito della casa editrice: http://www.aracneeditrice.com.