sabato 6 agosto 2016

La Chiesa e i Gay

Nel mondo ecclesiastico ci sono degli omosessuali? È la domanda che molti si pongono, alla quale la Chiesa non ha mai dato una risposta! Secondo l'idea comune, il mondo degli omosessuali è costellato di pregiudizi. Molti riescono ad esserlo apertamente ignorando l'Ipocrisia che ruota intorno ad essi, alcuni fanno parte di un ambiente equivoco in cui tutto è permesso e se ne vantano. Altri sono dei giovani sbandati e se ne fregano di essere chiamati “froci”. Ma quando l’omosessuale appartiene alla borghesia o vive in uno di quegli ambienti protetti (preti, magistrati, … ) allora devono farlo con “discrezione”. Possono, purché nessuno sappia apertamente. 

Il brano che segue è tratto da:  “Odore di sujo” il nuovo “progetto editoriale” di Alfio Giuffrida. Chi racconta è un giudice, già destinato a diventare giudice da quando era ancora ragazzo, per il semplice motivo che suo padre era un giudice ed anche suo nonno. Ma lui era omosessuale e voleva vivere la sua vita senza restrizioni.


Il romanzo è ancora allo stato di bozza. Appartiene al genere letterario “Verismo Interattivo”, che consiste nell’inserire, nel testo dei romanzi, degli spunti di discussione su argomenti sociali e di attualità, che poi possono essere commentati in dei FORUM, come ad esempio quello già esistente sul mio sito http://www.alfiogiuffrida.com/  , dove già sono attive molte discussioni.

Da: Alfio Giuffrida - Odore di sujo

Capitolo 11 ….. Omissis

Ma tutte le storie, anche le più belle, hanno le proprie spine. E le pugnalate a noi le hanno date i nostri genitori.
Quando si resero conto che la nostra amicizia era “particolare”, subito ci redarguirono, ci misero in guardia del peccato che stavamo commettendo, ci accusarono che la nostra relazione era “moralmente condannata” anche dalla Chiesa che pure perdona tutti, anche chi ha commesso dei crimini mostruosi. Ma quello no!  Della figuraccia che avremmo fatto con la società, con i nostri amici, che ci avrebbero sbeffeggiato e calunniato.

Ci dissero della considerazione che le donne avrebbero tratto dal nostro comportamento, che ci avrebbero schivato come appestati, insultato come esseri diversi.

Mentre noi volevamo proprio essere diversi, lo facevamo di proposito. Dissi, a mia difesa, che «il mondo era cambiato, che molti erano come noi e lo facevano senza vergognarsene, in nome della libertà di amare. Che la Chiesa era cambiata ed anche tra i preti ce n’erano come noi.».

Mio padre mi rispose, alzando la voce e pronunciando la sua sentenza in modo solenne, sicuro della sua verità, come Mosè, quando dettò i Dieci Comandamenti: «Tu non puoi permetterti di essere un omosessuale! Non puoi mischiarti col popolino che fa quel che vuole! Tu hai dei doveri da rispettare! …

Non che ce l’abbia con loro, » aggiunse poi convinto, come per dare una spiegazione che desse forza alle sue affermazioni, «ma quando si parla di un frocio, ci si riferisce sempre a un ambiente equivoco, a ragazzi perversi.

Tu non puoi prenderti la responsabilità di denigrare la categoria della gente per bene, dei magistrati, per il solo gusto di essere gay. Il tuo ceto sociale non te lo permette!

Sei nato in una famiglia agiata e ne hai sfruttato i benefici, hai avuto giocattoli belli e costosi, buoni amici, vacanze lussuose, hai sempre indossato vestiti firmati e scarpe comode, ma tutto questo ha un risvolto che non puoi sottovalutare, hai degli obblighi da eseguire. »

Io lo guardavo ed ero piccolo piccolo, non capivo. Tenevo le mani giunte, come chi prega, ma non imploravo nessuno. Sentivo un ragionamento assurdo, in contraddizione con molte verità che lui aveva professato fino ad allora. E mi rifiutavo di capire.

«Se anche tra i preti ci sono dei gay, vuol dire che anche la Chiesa, come istituzione terrena, non è perfetta! Ma, bada bene, lo fanno con discrezione, perché loro sono sempre i più forti, quelli che sanno proteggersi con una maschera. Loro hanno sempre la faccia di chi da l’esempio e può giudicarti con severità. Poi tra le mura dei loro conventi, fanno quello che vogliono!

Tu hai già una strada fatta, capisci? Una vita programmata, con i suoi usi e le sue apparenze, cui non puoi sottrarti!».

E dalle parole passarono ai fatti, ci cancellarono dalla scuola pubblica. Dovemmo abbandonare il nostro ambiente, o nostri amici. Ci trasferirono in due istituti diversi, internati come detenuti, lontani, in due distinte città.

Entrambi abbiamo sofferto come condannati per crimini che non capivamo, reclusi come ladri per un delitto che non sentivamo di aver commesso.».

Guardò il cappellano, rimasto estasiato ad ascoltarlo.

Omissis …

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