lunedì 18 maggio 2015

“Chicco e il Cane” – Chicco rivede Molly


È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida


I libri di Alfio Giuffrida sono scritti in modo realistico, affinchè il lettore possa viverli come assistendo ad un film. L’episodio in cui Chicco rivede la sua cagnetta dopo averla abbandonata è pieno di commozione.

 

Parcheggiò poco distante e si avviò a piedi, sempre con a fianco la figlia e il cane. Era un po’ sovrappensiero e non fece caso che, passeggiando distrattamente, aveva imboccato la strada che avevano detto di evitare, perché in quella zona la cagnetta dava segni di agitazione, in quanto, probabilmente, quei luoghi scatenavano in lei dei ricordi molto dolorosi.

In effetti erano solo all’inizio della strada e quel giorno la cagnetta sembrava tranquilla. Ad un tratto, mentre Tiziana era intenta a guardare la vetrina di un negozio, un bambino a passeggio con la madre si avvicinò al cane e in un attimo le sganciò il guinzaglio. La reazione di Tiziana fu immediata, con una mano tenne ferma Milly e con l’altra si preoccupò di afferrare il cane dal collare. Poi, rivolta più alla madre che al bambino che aveva compiuto quel gesto inusuale in una forma alquanto naturale, disse di scatto, quasi urlando: «Che fate? State attenti! Come vi siete permessi di slacciare il guinzaglio del mio cane?».

Ma al suo grido di allarme non seguì alcuna reazione. Il bambino rimase con gli occhi fissi sul cane ma non parlò ed anche la madre rimase ferma, muta ed esterrefatta. Evidentemente avevano qualche problema che la donna non voleva esprimere con immediatezza. Tiziana riallacciò il guinzaglio al cane, incredula di una mancata reazione sia della donna che del bambino, ai quali si era rivolta in modo così risentito, tanto che lei stessa pensava di avere esagerato nei modi.

Anche Milly si spaventò molto. Si avventò contro il bambino per graffiarlo, tanto che la madre dovette tirarla a forza per evitare che i due bambini venissero alle mani. Visto che non era riuscita a strattonarlo, la bambina lo rimproverò dicendogli di non toccare più il suo cane.

Si strinse poi alla sua cagnetta prendendola per il collo e cercò di tenerla lontana dalle mani dell’altro bambino. Il piccolo sconosciuto invece cercò di avvicinarsi di nuovo al cane, malgrado la madre lo trattenesse forte per il braccio. Tuttavia nel suo volto non c’era nessuna espressione, il suo viso sembrava di cera,  non si capiva assolutamente quali fossero le sue intenzioni. In lui c’era qualcosa di strano.

Giocava con le dita, stropicciandole su se stesse come se dovesse togliersi un po’ di colla che gli fosse rimasta appiccicata, ma non aveva nulla in mano, il suo era solamente una specie di tic nervoso. Emetteva degli strani suoni dalla bocca «Goo … goo. Mmuu … muu!», ma non diceva nulla. Erano piuttosto dei suoni che emetteva inconsciamente, ma non delle parole che si riferissero a qualcosa, anche se erano evidentemente rivolte al cane, al quale sembrava essere in qualche modo interessato.

Per qualche minuto le due donne e i due bimbi rimasero chiusi in se stessi, intenti a scrutarsi su una situazione che aveva qualcosa di strano, di non detto o che non si poteva dire.  

 

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