venerdì 17 gennaio 2014

“Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida – Il dramma di chi è a casa

È un brano del libro:  “Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

In quel momento arrivò un vigile del fuoco: «Siete voi i due sposini coreani?» chiese trafelato. Al porto del Giglio c’è un cuoco peruviano che ha trovato due telefonini che potrebbero essere i vostri. Ha detto che sono pieni di messaggi, ma lui non riesce a leggerli perché sono scritti in cinese o coreano!

«Voglio andare subito al Giglio!» disse Park, mentre una vampata di rossore gli colorò il volto. Il vigile del fuoco li invitò a seguirlo, poteva portarli al Giglio con la sua lancia in breve tempo. Vennero anche Alex e Silvia che approfittarono di quel passaggio per tornare sull’isola. Durante il percorso il meteorologo provò a dire al coreano che avevano a disposizione la casa di un loro amico dove avrebbero potuto riposarsi qualche ora prima di partire, ma il coreano scosse la testa. In quel momento aveva bisogno solamente di avere notizie di sua madre.

Il vigile del fuoco, che aveva sentito quale era il desiderio del giovane, nel frattempo si era messo in contatto con il sindaco del Giglio, affinché, con la sua autorità, potesse provvedere a procurare due biglietti di aereo sul primo volo per la Corea, in modo da esaudire il desiderio dei due sposini.

Prima di entrare nel porto, videro la nave adagiata sugli scogli, come una balena spiaggiata che non aveva più voglia di vivere. Ma, nonostante lo spettacolo fosse solenne, quasi non fecero caso a quel castigo di Dio! Nella mente dei due ragazzi c’era solo una madre! I loro pensieri erano rivolti solo a lei.

Appena scesi al molo del Giglio, andarono dritti al piccolo bar che gli avevano indicato. Gli occhi di Park scrutarono tutti i presenti ed individuò subito il cuoco che aveva trovato i due cellulari. Prese il suo e lesse i messaggi. L’ultimo diceva che sua madre “Non si era ancora risvegliata. I medici aspettavano che ciò avvenisse per dare qualche buona speranza”.

Quelle parole scatenarono la sua voglia di sapere. Dunque il suo timore era confermato! Cosa era accaduto a sua madre? Lesse i messaggi precedenti e capì che la madre era stata colpita da un collasso, era stata ricoverata in condizioni disperate e, nelle stesse ore in cui loro erano rimasti chiusi all’interno della loro cabina, lei era in coma, la sua vita era appesa ad un filo. Solamente quando in Italia erano circa le tre di notte, gli strumenti che monitoravano il coma nel quale era sprofondata, avevano dato un primo impulso di un suo possibile ritorno alla vita.

Una intercessione divina aveva fatto coincidere gli orari del loro ritrovamento sulla nave e della speranza in un risveglio della madre. Chissà, pensò Park in quel momento, se non fosse stato il padre, da lassù, ad intercedere per loro due e ad ottenere la grazia nello stesso istante.

Ma da chi venivano quei messaggi? Park guardò il numero e vide che era sempre lo stesso, ma era un numero che non conosceva. Guardò Alex come per chiedere una ispirazione sul da farsi e il meteorologo gli suggerì di telefonare e sentire chi rispondeva a quel numero.

Il coreano telefonò e all’altro capo rispose il fratello minore, quello che si era allontanato da casa da oltre un anno senza più dare notizie di se. «Hong, come stai?» chiese emozionato Park, contento di sentire la voce del fratello, che da troppo tempo si era allontanato da casa causando un immenso dolore a lui e alla madre. «Come sta la mamma?».

Hong fu sorpreso di sentire la voce del fratello. «Io sto bene.» disse con voce roca. «Ma tu? Come mai anche tu eri su una nave dopo tutti i rimproveri e le paternali che facevi a me?» Park si sentì colpito in quel suo ruolo di padre, che lui aveva assunto verso il fratello minore, al quale voleva essere di guida e di esempio ed invece lui stesso aveva trasgredito i principi che aveva cercato di infondere.

«Lascia stare questo fatto, poi ti spiegherò. Adesso dimmi come sta la mamma!» disse con forza, ribadendo con il tono della voce, la sua superiorità ed il diritto al rispetto per il fatto che lui era il fratello maggiore. «Mamma ha avuto un collasso, adesso è in coma, ma i medici hanno dato una piccola speranza!». A quelle parole Park scoppiò in lacrime, non ce la fece più a sostenere la tensione nervosa che lo rodeva dentro.

Si appoggiò ad una sedia che Silvia gli aveva prontamente avvicinato, mentre Bae prese il telefono, che stava per cadergli di mano, dalla quale si udiva, come se fosse un altoparlante, la voce di Hong che chiamava il fratello con tutto il fiato che aveva in gola.

«Park, come stai? Che ti è accaduto? Rispondi!» Bae disse che si era seduto un attimo perché la stanchezza degli avvenimenti lo rendevano ipersensibile. «Ma tu che hai fatto in tutto questo tempo? Come mai adesso sei tornato a casa, a fianco a tua madre?» Hong tirò un grosso sospiro per farsi forza.

«Un anno fa, quando sono andato via da casa, mi sono imbarcato come cuoco su una nave mercantile che trasportava merci tra la Corea e la Cina. Non ce la facevo più a sopportare la situazione che si era creata nella nostra famiglia! Mamma ci torturava tutti e tre con la sua assillante oppressione di non farci salire su una nave, ben sapendo che quello era stato, da sempre, lo scopo della nostra vita. Quello al quale ci aveva indirizzato nostro padre!

Noi dovevamo reagire, spronare anche lei ad uscire dall’esaurimento nervoso in cui era caduta. E poi c’era Shim! Forse lei ha pagato più di tutti lo scotto della morte di nostro padre. Siamo stati noi a lasciarla al suo destino. Se l’avessimo spronata ad uscire di casa e fare una vita normale, probabilmente adesso lei avrebbe potuto farsi una famiglia come tutte le altre ragazze, avere un fidanzato, un marito, dei figli. E in questo momento avrebbe potuto dare aiuto a nostra madre.

E invece è rimasta sempre a casa, a giocare con le bambole e cucinare la solita minestra di riso, sempre uguale da oltre dieci anni. Non si è più vestita elegante, né pettinata. Non ha più avuto amici né interessi! Quel giorno in cui è morto nostro padre, sembrava che ci fosse stata una vittima in più e che quella persona fosse nostra madre. Invece è stata Shim, nostra sorella, a morire nell’anima anziché nel corpo! E noi ne siamo stati la causa. L’abbiamo abbandonata a se stessa, anzi l’abbiamo assillata a stare chiusa in casa, per evitare i pericoli di questo mondo. L’abbiamo reclusa, ancora bambina, nel regno dei morti! E questo Park non può certo negarlo. ……….

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